sabato 15 gennaio 2011

I sei stadi della creazione dello Stato #1

Dopo aver letto di Oppenhaimer il precedente articolo sulla genesi dello Stato, questo segue a ruota riprendendo il discorso lì dove si era interrotto. Viene analizzata ora la crescita dello Stato, attraverso una discussione sociologica che fornisce al lettore un quadro generale di questo abnorme ente coercitivo e criminale che nessun altro finora aveva fornito. Una lettura vivamente consigliata a tutti coloro che ancora si chiedono come siamo potuti finire in questa "gabbia senza sbarre". (Parte 1 di 2).
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di Franz Oppenheimer


Nella genesi dello Stato, dalla sottomissione di un contadino da parte di una tribù di pastori o da parte di nomadi del mare, si possono distinguere sei stadi.

Nella seguente discussione non dovrebbe essere presupposto che l'attuale sviluppo storico, in ogni caso particolare, debba seguire passo dopo passo questa scala. Anche qui l'argomento non dipende da una nuda costruzione teorica, dal momento che ogni particolare stadio è fondato su numerosi esempi sia dalla storia del mondo sia dall'etnologia e ci sono Stati che hanno apparentemente progredito attraverso ognuno di questi stadi. Ma ce ne sono molti di più che hanno saltato uno o più di questi stadi.


Stadio 1: Saccheggio

Il primo stadio comprende il furto e l'assassinio nelle lotte di confine, comabttimenti senza fine mai interroti né dalla pace né dall'armistizio. E' marcato dall'uccisione degli uomini, il rapimento di donne e bambini, il saccheggio delle mandrie e l'incendio delle abitazioni. Anche se i colpevoli sono sconfitti all'inizio, torneranno in forze maggiori, spinti dalla sete di faida. A volte il gruppo di contadini può unirsi, potrebbe formare la propria milizia e forse sconfiggere temporaneamente il nemico sempre pronto; ma la mobilitazione è troppo lenta e le scorte che devono essere portate nel deserto troppo costose per i contadini. La milizia dei contadini non porta, come invece fa il nemico, la propria riserva di cibo — il suo gregge — con sé sul campo.

Nel sud-ovest dell'Africa i Tedeschi hanno recentemente sperimentato le difficoltà che una forza ben disciplinata e superiore, equipaggiata con un treno di scorte, con una ferrovia che raggiungeva la sua base delle scorte e con milioni dell'Impero Tedesco dietro di essa, potrebbe avere con un manipolo di pastori guerrieri, che sono stati in grado di dare ai Tedeschi una sonora sconfitta. Nel caso delle prime imposizioni questa difficoltà è incrementata dallo spirito limitato del contadino, che considera solo il suo vicinato, e dal fatto che mentre la guerra va avanti le terre sono incoltivate. Perciò, in casi simili, a lungo andare il piccolo ma compatto e facilmente mobilitato corpo sconfigge costantemente la massa più grande scomposta, come la pantera trionfa sul bufalo.

Questo è il primo stadio della formazione degli Stati. Lo Stato potrebbe rimanere stazionario per secoli a questo punto, per migliaia di secoli. Il seguente è un'esempio minuziosamente caratteristico:
"Ogni campo di una tribù Turkoman era precedentemente delimitato da un'ampia cintura che potrebbe essere designata come il suo "distretto di saccheggio". Tutto il nord e l'est del Chorassan, sebbene nominalmente sotto il dominio Persiano, è appartenuto più ai Turkoman, ai Jomudes, ai Goklenes e ad altre tribù delle pianure, piuttosto che ai Persiani. I Tekinzes, in un modo simile, saccheggiavano tutte le distese da Kiwa a Bokhara, finchè altre tribù Turkoman non furono radunate sia con la forza che con la corruzione per agire come un tamponatore. Innumerevoli altri esempi possono essere scovati nella storia della catena delle oasi che si estende tra l'Asia orientale ed occidentale direttamente fino alle steppe della sua parte centrale, dove fin dai tempi antichi i Cinesi hanno esercitato un'influenza predominante tramite il loro possesso di tutti i centri strategici importanti, come l'Oasi di Chami. I nomadi, viaggiando da nord a sud, provarono costantemente a sfondare queste isole di terreno fertile, che devono esse apparse loro come Isole Benedette. Ed ogni orda, sia che caricasse un bottino sia che scappasse da una sconfitta, era protetta da queste pianure. Sebbene le minacce più immediate erano evitate dal continuo indebolimento dei Mongoli e dall'attuale dominazione del Tibet, l'ultima insurrezione dei Dunganes mostrò quanto facilmente le ondate di una tribù mobile potessero spaccare queste isole di civiltà. Solo dopo la distruzione dei nomadi, impossibile fintanto che ci sono aperte pianure nell'Asia centrale, la loro esistenza poteva essere garantita."


L'intera storia del vecchio mondo è riempita da esempi ben noti di spedizioni di massa, le quali devono essere assegnate al primo stadio dello sviluppo dello Stato, finchè erano compiute non a scopo di conquista ma a scopo di saccheggio. L'Europa occidentale ha sofferto di queste spedizioni per mano dei Celti, dei Germani, degli Unni, degli Avari, dei Magiari, degli Arabi, dei Tartari, dei Mongoli e dei Turchi sulla terraferma; mentre i Vichinghi ed i Saraceni la assediavano dall'acqua.

Queste orde inondavano interi continenti ben oltre i limiti della terra di saccheggio a cui erano abituati. Scomparivano, ritornavano, furono assorbiti, e si lasciavano dietro solo terre distrutte. In molti casi, tuttavia, in alcune parti dei distretti invasi avanzavano direttamente al sesto ed ultimo stadio della formazione dello Stato, ovvero, dove avrebbero stabilito un dominio permanente sulla popolazione contadina. Ratzel descrive queste migrazioni di massa eccellentemente nel seguente passaggio:
"Le spedizioni delle grandi orde di nomadi contrastano con questo movimento, poco a poco e passo dopo passo, dal momento che lo sovrastano con tremendo potere, specialmente nell'Asia centrale e in tutti i paesi vicini. I nomadi di questo distretto, dell'Arabia e del nord Africa, uniscono la mobilità nel loro modo di vivere con un'organizzazione di raggruppamento delle loro intere masse per un singolo obiettivo. Sembra essere una caratteristica dei nomadi sviluppare facilmente un potere dispotico ed una considerevole potenza dalla coesione patriarcale della tribù. Prendono vita di conseguenza i governi delle masse, che compaiono con altri movimenti tra gli uomini nello stesso modo in cui un fiume gonfio d'acqua compare con il regolare ma diffuso affluire in esso di un'affluente. La storia della Cina dell'India e della Persia, non meno quella dell'Europa, mostra la loro storica importanza. Proprio come si sono mossi in continuazione dai loro campi con le loro mogli e figli, schiavi e carri, mandrie ed armamentario, così hanno invaso le zone di confine. Mentre questa zavorra potrebbe averli privati di velocità, ha aumentato il loro slancio. Gli abitanti erano terrorizzati davanti a loro e come un'onda si sono riversati sui paesi conquistati, assorbendo la loro ricchezza. Dal momento che portavano tutto con loro, le loro nuove dimore erano equipaggiate cone tutti i loro possedimenti e così i loro insediamenti finali erano di un'importanza etnografica. In questo modo i Magiari hanno invaso l'Ungheria, i Manchus hanno invaso la Cina, i Turchi i paesi dalla Persia all'Adriatico."


Ciò che qui deve essere detto su Hamiti, Semiti e Mongoli potrebbe essere detto anche, almeno in parte, sulle tribù di pastori Ariane. Si applica anche ai veri Negri, almeno a quelli che vivono interamente delle loro mandrie:
"Le tribù mobili e belligeranti dei Kaffiri possiedono un potere di espansione che ha bisogno solo di un'obiettivo allettante per scatenare effetti violenti e rovesciare le relazioni etnologiche di vasti distretti. L'Africa orientale offre un tale obiettivo. Qui il clima non proibiva l'allevamento di bestiame, diversamente dai paesi interni, e non paralizzava dall'inizio il potere d'impatto dei nomadi, eppure numerosi agricoltori pacifici trovarono il posto per il proprio sviluppo. Le tribù girovaghe di Kaffiri si diffondevano come fiumi devastanti nelle terre fertili dello Zambesi e fin su le colline tra il Tanganyika e la costa. Qui incontrarono la guardia avanzata dei Watusi e un'onda proropente di Hamiti proveniente dal nord. I precedenti abitanti di questi distretti furono o sterminati o resi servi a coltivare le terre che prima erano di loro proprietà; oppure continuarono ancora a combattere; oppure rimanevano indisturbati in insediamenti lasciati ad un lato del campo di battaglia."


Tutto ciò ha avuto luogo sotto i nostri occhi. Parte di ciò sta ancora avvenendo. Durante molti migliaia di anni ha "scosso tutta l'Africa orientale dallo Zambesi al Mediterraneo". L'incursione degli Hyskos, in base a cui per oltre 500 anni l'Egitto fu soggetto alle tribù di pastori dei deserti orientali e settentrionali — "congiunti delle persone che fino ai giorni odierni hanno radunato il loro bestiame tra il Nilo ed il Mar Rosso" — è la prima fondazione autenticata di uno Stato. Questi Stati furono seguiti da molti altri sia nei paesi stessi del Nilo sia nei remoti paesi meridionali, fino all'Impero di Muata Jamvo sul bordo meridionale del distretto centrale del Congo, come i commercianti Portoghesi in Angola hanno riferito alla fine del sedicesimo secolo, e giù nell'Impero d'Uganda, che solo ai giorni nostri è infine capitolato all'organizzazione militare superiore dell'Europa. "Le lande del deserto e delle civiltà non hanno mai vissuto pacificamente l'una con l'altra; ma le loro battaglie sono simili e piene di ripetizioni".

"Simili e piene di ripetizioni"! Ciò potrebbe essere detto della storia in toto sulle sue linee basilari. L'ego umano nel proprio aspetto fondamentale è molto simile in tutto il resto del mondo. Agisce uniformemente, in obbedienza alle stesse influenze del suo ambiente, con razze di tutti i colori, in tutte le parti della terra, dai tropici fino alle zone temperate. Si deve fare un passo indietro e scegliere un punto di vista talmente alto, affinchè il variegato aspetto dei dettagli non nasconda il grande movimento della massa. In tale caso il nostro occhio non scorge il "modo" di combattere, di girovagare, di lavorare dell'umanità, mentre la sua "sostanza", mai simile, mai nuova, mai duratura attraverso il cambiamento, si rivela sotto leggi universali.


Stadio 2: Tregua

Gradualmente, da questo primo stadio, si sviluppa il secondo, in cui il contadino, tramite migliaia di tentativi di rivolta privi di successo, ha accettato il suo destino ed ha cessato ogni resistenza. A questo punto inizia ad albeggiare nella coscienza del selvaggio pastore che un contadino morto non può più lavorare e che un albero da frutta abbattuto non sarà più utile. Nel suo stesso interesse, quindi, dovunque sia possibile, lascia il contadino in vita e l'albero in piedi. La spedizione del pastore rimane la stessa, ogni membro brulica di armi ma non intende più nè si aspetta una guerra e un'appropriazione violenta.

I razziatori bruciano ed uccidono finquanto è necessario a rafforzare un completo rispetto, o per spezzare una resistenza isolata. Ma in generale e principalmente in accordo con un diritto abituale in sviluppo — il primo germe dello sviluppo di tutte le leggi pubbliche — il pastore ora si appropria solo del supplemento del contadino. C'è da dire che egli lascia al contadino la sua casa, la sua attrezzatura ed i suoi approviggionamenti fino al raccolto successivo.

Il pastore nel primo stadio è come un'orso che nello scopo di derubare un'alveare lo distrugge. Nel secondo stadio è simile ad un'apicoltore che lascia abbastanza miele alle api in modo che possano superare l'inverno.

Grande è il progresso tra il primo stadio ed il secondo. Lungo è il passo in avanti, sia da un punto di vista economico che politico. All'inizio, come abbiamo visto, l'acquisizione da parte della tribù di pastori era puramente di tipo occupazionale. Senza badare alle conseguenze distruggevano la fonte della ricchezza futura per la gioia del momento.

Da qui in poi l'acquisizione diviene economica, perchè tutta l'economia è basata sulla saggia gestione domestica, o in altre parole, sul restringimento della gioia del momento in modo da soddisfare i bisogni del futuro. Il pastore ha imparato a "capitalizzare".

E' un grande passo in avanti nella politica quando uno strano essere umano, predando fino a qui come gli animali selvaggi, ottiene un valore il quale è riconosciuto come una fonte di ricchezza. Sebbene questo sia l'inizio di tutta la schiavitù, la sottomissione e lo sfruttamento, è allo stesso tempo la genesi di una più alta forma di società, che va oltre la famiglia basata sulle connessioni di sangue.

Abbiamo visto come, tra i ladri ed i derubati, i primi punti in comune di una relazione giuridica erano fatti girare attraverso la crepa che separava quelli che finora erano stati solo "nemici mortali". Il contadino così ottiene una parvenza di diritto per le necessità della vita; cosicché viene considerato come erroneo uccidere un'uomo che non oppone resistenza oppure spogliarlo di tutto.

Meglio di ciò altri punti d'incontro, gradualmente più delicati e cruciali, sono consolidati in una struttura molto sottile, ma che, nondimeno, causa più relazioni umane rispetto all'abituale accordo di una divisione delle rovine. Dal momento che i pastori non incontrano più i contadini solo in combattimento, ora erano probabilmente in grado di garantire una richiesta rispettosa o rimediare ad una lagnanza fondata. "L'imperativo categorico" dell'equità, "Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te", aveva finora regnato nei pastori solo nelle loro faccende con altri della loro tribù e simili. Ora per la prima volta si inizia a parlare, bisbigliando timidamente, a favore di coloro che erano estranei a connessione di sangue. In ciò troviamo il germoglio di quel magnifico processo di amalgamazione esterna che, al di fuori di piccole orde, ha formato nazioni ed unioni di nazioni — e che, in futuro, avrebbe dato vita al concetto di "umanità". Troviamo anche il germoglio dell'unificazione interna di tribù un tempo separate, da cui, al posto dell'odio dei "barbari", scaturirà l'amore dell'umanità, del Cristianesimo e del Buddhismo.

Nel momento in cui il conquistatore risparmiava la sua vittima in modo da sfruttarla permanentemente nel lavoro produttivo, ciò era di una importanza storica incomparabile. Ha dato vita alla nazione ed allo Stato, al diritto e alla più alta economia, con tutti gli sviluppi e le ramificazioni che sono cresciute e che da qui in poi sarebbero cresciute. La natura di tutta l'umanità affonda le radici nel terreno dell'amore animale e dell'arte, ma non meno nel terreno dello Stato, della giustizia e dell'economia.

Tuttavia ancora un'altra tendenza annoda più vicino queste relazioni psichiche. Ritornando al paragone del pastore e l'orso, ci sono nel deserto, oltre all'orso che fa la guardia alle api, altri orsi che anche hanno desiderio di miele. Ma la nostra tribù di pastori blocca a questi la via e protegge i suoi alveari con la forza delle armi. I contadini si abituano, quando il pericolo minaccia, a chiamare i pastori, i quali non sono più considerati ladri ed assassini, ma protettori e salvatori. Immaginate la gioia dei contadini quando la banda di vendicatori ritorna e riporta al villaggio le donne ed i bambini rapiti, con le teste o gli scalpi dei nemici. Questi legami non sono più punti in comune, ma gruppi forti ed annodati.

Ecco una delle forze principali di quella "integrazione", su cui si basa il successivo sviluppo, tra quelli che originariamente non erano dello stesso sangue ed abbastanza spesso di differenti gruppi con un liguaggio diverso, i quali saranno infine uniti insieme in un'unica popolazione, con una lingua, una abitudine ed un sentimento di nazionalità. Questa unità cresce per gradi dalla comune sofferenza e dal comune bisogno, dalla comune vittoria e sconfitta, dal comune giubilo e dal comune dolore. Un nuovo e vasto dominio è aperto quando il padrone ed il servo servono gli stessi interessi; allora sorge un fiume di simpatia, un senso di comune servizio. Entrambe le parti apprendono e si riconoscono gradualmente l'un l'altro appartenenti alla stessa umanità. Gradualmente i punti di somiglianza sono percepiti, al posto delle differenze nel corpo e nell'abbigliamento, di linguaggio e religione, che hanno fino a qui causato solo antipatia ed odio. Gradualmente imparano a capirsi l'un l'altro, prima attraverso il linguaggio comune e poi attraverso un'abitudine mentale comune. La struttura delle interrelazioni psichiche diviene più forte.

Nel secondo stadio della formazione degli Stati, il lavoro di base, nei suoi punti essenziali, è stato pianificato. Nessun altro passo può essere paragonato in importanza alla transizione in base a cui l'orso diviene un apicoltore. Per questa ragione, brevi riferimenti devono essere sufficienti.


Stadio 3: Tributo

Il terzo stadio arriva quando il "supplemento" ottenuto dalla classe contadina è consegnato regolarmente nelle tende dei pastori come "tributo", un regolamento che offre ad entrambe le parti vantaggi considerevoli ed evidenti. Con questo mezzo la classe contadina è alleggerita completamente dalle piccole irregolarità connesse al precedente metodo di tassazione, come uomini colpiti in testa, donne violentate o dimore date alle fiamme. I pastori dalla loro parte non hanno più bisogno di applicare a questo "business" alcuna "spesa" e lavoro, per usare un'espressione mercantilizia, e dedicano il loro tempo e la loro energia così liberata verso "un'estensione dei lavori", in altre parole, alla sottomissione di altri contadini.

Questa forma di tributo si ritrova in motli esempi ben conosciuti della storia: Unni, Magiari, Tartari, Turchi, hanno derivato larga parte delle loro entrate dai loro tributi Europei. A volte il carattere del tributo pagato dai sottomessi ai loro padroni è più o meno indistinto e l'azione assume la forma di un pagamento per la protezione, o invece, di una sovvenzione. Il racconto è ben conosciuto in base a cui Attila era raffigurato dal debole imperatore di Costantinopoli come un principe vassallo; mentre il tributo che gli pagava appariva come una tassa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


(1). Link alla Seconda Parte


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