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giovedì 14 aprile 2011

Medioriente Bugie ed Immigrazione, la Fine dell’Europa



Un articolo molto interessante che dirige l'occhio di bue su alcuni dettagli che pochi hanno notato in questi giorni di sbarchi e di "riscoperta" della solidarietà.


Infatti vengono forniti degli interessanti "restroscena" che fungono da tasselli per raccapezzarsi in questo caos che sembra essere piombato di punto in bianco (non saprei, questa baraonda libica potrebbe essere solo un "punto di partenza" o "di prova") sulle nostre teste.

Non ho altro da aggiungere stavolta, quindi largo all'articolo.



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di Johnny88

Da diversi mesi si discute su quanto ci sia di popolare e quanto ci sia di pianificato sulle sommosse in Medioriente che han portato alla caduta di Ben Alì e Mubarak, e che a breve porteranno alla caduta di Bouteflika in Algeria. Molti notano, giustamente, similitudini con le rivoluzioni colorate di Ucraina e Georgia, rivoluzioni ideate e pianificate a Washington onde strappare le due repubbliche post-sovietiche all’orbita di Mosca e portarle nell’orbita degli USA. La puzza dell’applicazione delle teorie di Gene Sharp[1] si sente lontano un miglio, ma spesso quando si fanno questi discorsi si dimenticano alcuni dati. In primis ci si dimentica che i regimi dei cleptocrati mediorientali erano effettivamente in fase di decomposizione.

Il motivo per cui i cleptocrati avevano i mesi contati è il tracollo del loro sistema di consenso, un sistema di consenso che era basato sulla cosiddetta “democrazia del pane”. Finché i cleptocrati son riusciti a tenere bassi i prezzi del pane, han dormito sonni tranquilli e han goduto di un alto livello di consenso interno.

Poi le cose son cambiate. E’ cominciata la speculazione sui prodotti alimentari, è cominciata la politica dell’etanolo, ed i prezzi del grano sono aumentati in modo tale che i cleptocrati non son più riusciti a dare pane a basso prezzo al loro popolo. Probabilmente dalle parti di Washington, Londra e Parigi si sono accorti che il malcontento cresceva ed han ordinato agli eserciti egiziani e tunisini[2] di scaricare i vecchi amici.

Washington, Londra e Parigi han tentato quindi di rifarsi una verginità in extremis, appoggiando le rivolte e dando il colpo di grazia ai vecchi amici, ma dubito che l’operazione riuscirà. Dubito perché dalle parti di Tunisi e Il Cairo (e prossimamente dalle parti di Algeri), la gente ha la memoria lunga e non dimentica chi per decadi ha retto il moccolo ai cleptocrati. La gente non dimentica chi si faceva pagare le vacanze da Ben Alì[3] e chi usava Mubarak per la tortura in outsourcing[4]. Non dimentichiamo inoltre gli esiti delle farse variopinte in Ucraina e Georgia. Ambo le repubbliche post-sovietiche sono infatti rientrate nei ranghi e tornate nell’orbita di Mosca. Altro precedente da ricordare quello dell’Iran. La rivolta che rovesciò lo scià di Persia e portò al potere gli ayatollah venne caldamente sostenuta dalla stampa e dai governi occidentali[5], ma poi sappiamo com’è andata, tant’è che gli USA cominciarono a rifornire di armi il socialista filo-sovietico Saddam Hussein durante la guerra tra Iran ed Iraq.

Insomma, gli anglo-americo-francesi non son poi così bravi nel far di conto, e spesso si rivelano essere semplici pasticcioni manichei, totalmente incapaci di comprendere che il modello occidentale non è esportabile in ogni angolo del globo. Quindi, i dubbi che Tunisi e Il Cairo non saranno più così allineate con la troika Londra-Parigi-Washington ci sono. In Egitto le prossime elezioni saranno quasi sicuramente vinte a mani basse[6] dai “Fratelli Musulmani”, una formazione islamista che non spicca certo per posizioni filo-americane, che per decenni è stata il più celebre oppositore di Mubarak e che non credo sarà ben propensa a collaborare con le potenze che han retto il catetere al raìs per 30 anni. La Tunisia è diversa, è più laica dell’Egitto e le formazioni islamiste sono più vicine alle posizioni di Erdogan che non a quelle dei “Fratelli Musulmani, anche in questo caso però, non si sa quanto saranno disposti ad asservirsi agli ex amici di Ben Alì, ravvedutisi dopo 20 anni di baci e abbracci. Passiamo ora alla grana migratoria. Il governo italiano in queste ore si scontra con Parigi e Berlino sulla concessione di un permesso di soggiorno temporaneo ai tunisini giunti a frotte sulle coste italiane.

I boccheggianti esecutivi di Nicolas Sarkozy ed Angela Merkel puntano i piedi, timorosi per il loro consenso interno. Un consenso che in ambo i casi è in caduta libera e che un ingresso in massa di tunisini contribuirebbe a far tracollare ulteriormente. Ora, il governo italiano ha dimostrato sulla questione una certa dose di dilettantismo ed una colpevole mancanza di decisionismo. Dopo aver martellato per anni sulla sicurezza e sul buonismo di sinistra, ora l’asse PDL-Lega sembra abbastanza spaesato di fronte all’esodo. Si è aspettato troppo tempo per prendere contatti con le nuove autorità tunisine per i rimpatri e non si è attuato un blocco navale al confine delle acque territoriali, contrariamente a quanto fatto dall’isola di Malta che ora ci accusa di razzismo[7]. Giuste quindi le critiche “da destra” ad un esecutivo che s’è dimostrato eccessivamente morbido.

Però, in tutto il pasticcio, credo che il governo una cosa giusta l’abbia fatta. La concessione del permesso temporaneo da ai profughi tunisini la possibilità di scorrazzare in giro per l’Europa in base a quell’abominio chiamato “Trattato di Schengen”. I traballanti esecutivi di Sarkozy e della Merkel quindi vedono i sorci verdi[8]. Il fatto che il duo Sarkozy-Merkel abbia la tremarella riesce a rendere concreta la possibilità che l’abominio di Schengen venga finalmente messo in discussione.

Maroni ha invitato la Francia ad uscire dall’area Schengen se non vuole i residenti della sua ex colonia[9] e l’eventualità che l’esagono decida di prendere armi e bagagli è tutt’altro che remota. Sarkozy precipita nei sondaggi e si vede insidiato da una Marine Le Pen che, nonostante la facciata, non vede l’ora che arrivi una bella ondata di barbari razziatori onde disintegrare l’ultimo barlume di consenso sarkosista. Insomma, tra un pasticcio e l’altro, forse il governo sta per ottenere un risultato che tutti noi euroscettici auspichiamo da anni, la fine dell’abominio di Schengen, o quantomeno la sua messa in discussione.

Il dogma della libera circolazione, uno dei dogmi fondamentali su cui si regge il culto del Leviatano di Bruxelles, comincia a scricchiolare paurosamente e gli esiti di questi scricchiolii sono ad oggi imprevedibili. Come avrete notato ho lasciato fuori la Libia e Gheddafi. In Libia la situazione è infatti completamente differente. Lì la gente non patisce la fame e l’esercito non è etero-diretto. Come è ormai chiaro trattasi semplicemente di un conflitto etnico-tribale su cui la troika Londra-Parigi-Washington ha marciato per sbarazzarsi di una delle più fastidiose spine nel fianco.


[*] Link all'articolo originale


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Note
  1. Filosofo americano tuttora vivente. A lui si deve la teorizzazione del supporto a rivoluzioni non violente come metodo per ottenere cambi di regime. Metodo utilizzato ampiamente dal Dipartimento di stato americano all’epoca delle rivoluzioni colorate in Ucraina e Georgia.

  2. Gli eserciti di Egitto e Tunisia sono da decenni foraggiati dalla troika USA-UK-Francia. Il fatto che sian state le forze armate a porre fine ai regimi di Ben Alì e Mubarak rende evidente come Washington, Parigi e Londra siano dentro fino al collo nelle “rivoluzioni”.

  3. Vedi gli scandali che han costretto alle dimissioni la vice-premier francese Michéle Alliot-Marie e che han travolto il ministro dei beni culturali di Sarkozy, Frédéric Mitterand.

  4. E sapete chi c’era tra i funzionari di Mubarak che più facevano il lavoro sporco per conto degli anglo-americani? Il neo-presidente Suleiman!

  5. Ricordiamo che la Francia ospitava il tendone di Khomeini a Parigi e che il più “autorevole” quotidiano transalpino, “Le Monde” si mise in prima fila nella campagna denigratoria contro Rheza Pahlavi come lui stesso ricordava nell’intervista ad Oriana Fallaci.

  6. Nel 2005, con Mubarak in auge, i “Fratelli Musulmani” conquistarono 88 dei 454 seggi del parlamento egiziano, affermandosi come seconda forza del parlamento dopo il partito di Mubarak. All’epoca i “Fratelli Musulmani” erano formalmente fuori-legge ed i candidati affiliati ai “Fratelli Musulmani” che vennero eletti al parlamento erano ufficialmente indipendenti. Se con i brogli, la situazione di formale illegalità, e Mubarak al massimo del potere son riusciti ad affermarsi in questo modo, ora che Mubarak non c’è più come pensate andranno le prossime elezioni?

  7. Per la serie, da che pulpito vien la predica. Malta può respingere e noi no? Malta può addirittura rifiutarsi di soccorrere i barconi che stanno affondando senza prendersi un briciolo di critica per la tragedia del mare e noi invece dobbiamo accogliere cani e porci senza fiatare? La UE somiglia sempre più alla fattoria degli animali di orwelliana memoria in cui tutti sono uguali ma qualcuno è più uguale degli altri.

  8. Dunque, ricapitoliamo, se li respingiamo per gli ariani -del-mondo-a-cui-il-blogger-xenofilo-italiota-medio-si-genuflette, siamo razzisti. Se non li respingiamo e applicchiamo i dogmi del culto di Bruxelles, per gli ariani -del-mondo-a-cui-il-blogger-xenofilo-italiota-medio-si-genuflette, siamo buonisti scaricabarile.

  9. Carissimi francesi. Avete voluto l’impero coloniale? E mo vi prendete le vostre responsabilità con tutti i pro e i contro. Avete voluto fregarci la Tunisia in maniera truffaldina? E ora ne pagate il prezzo e vi pigliate i “nuovi francesi”, volenti o nolenti.
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OkNotizie

1 commenti:

bob ha detto...

http://wakeupfromyourslumber.com/node/4280

Sarkhozy è il quarto uomo! Questo dovrebbe aiutare a capire chi sia il burattinaio dietro le primavere arabe. Le Figaro non è un giornale di sinistra, che sappia io.

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