giovedì 5 gennaio 2012

Disoccupazione Keynesiana Permanente

"Qual è la cura per una depressione? Risposta: una depressione! Una depressione riduce i prezzi degli asset, i prezzi al consumo, ed i tassi di interesse. Ciò rende possibile agli investitori e agli uomini d'affari di reindirizzare i propri sforzi in progetti che funzioneranno. In un mondo ideale anche il prezzo del lavoro scenderebbe. Il problema è che i federali interferiscono con tali tendenze auto-guaritrici. Le leggi sul salario minimo impediscono che i datori di lavoro traggano vantaggio con prezzi bassi dalla manodopera di scarsa qualità. Le indennità di disoccupazione impediscono che i lavoratori scontino il proprio lavoro. I tassi di interesse a zero ed i salvataggi mantengono in vita degli zombie. Ma alla fine, una depressione mette in funzione la sua magia. I prezzi scendono. Gli investitori sono spazzati via. Le aziende vanno in bancarotta. La "distruzione" dello stock di capitale consente di liberare denaro e manodopera per nuove applicazioni. Può avere inizio la parte "creativa". Non questa volta. I federali hanno creato un buio senza alba. Il bicchiere è vuoto al 100%. Ci sono un sacco di nuvole. Ma nessun raggio di sole. Ovviamente, si potrebbe risolvere il problema del lavoro dall'oggi al domani. Ma la gente non lo apprezzerebbe. Vorremmo semplicemente eliminare tutti i sussidi per i disoccupati ... e tutte le restrizioni sulle assunzioni. I prezzi del lavoro cadrebbero velocemente. In pochi giorni, avremmo la piena occupazione di nuovo." -- Bill Bonner
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di Gary North


In tutto l'Occidente, la disoccupazione rimane ostinatamente alta. La disoccupazione in questi paesi Europei varia dal 8.5% in Italia ad oltre il 20% in Spagna.

L'Europa nel suo complesso, ha una percentuale del 10.3%. Ciò che è rilevante è questo: fin dal 1995, è stata superiore al 9% per la maggior parte del tempo. Solo nel Febbraio 2008 è scesa al 7.3%. Per i lavoratori sotto i 25 anni, le cifre sono molto peggio. Una generazione di laureati è diventata una generazione perduta.

Eppure, come mostra la tabella, alcuni paesi stanno facendo molto meglio. Paesi Bassi, Austria e Germania hanno tassi tra il 4.5% ed il 6.5%. Queste nazioni sono note per la loro frugalità comparativa.

L'Europa nel suo complesso, ha avuto 40 anni di disoccupazione. Alla fine degli anni '60, la disoccupazione Europea era elevata. La situazione è cambiata negli anni '70. Gli economisti Keynesiani sembrano sconcertati da ciò. Le politiche Keynesiane di deficit del governo avrebbero dovuto porre fine alla disoccupazione. Non è accaduto in Europa.

Il grafico per gli Stati Uniti sin dal 1965 è importante. Il tasso di disoccupazione sale nelle recessioni, poi scende tra il 4% ed il 6%. Non questa volta. Dal 2008, il tasso è salito e si è rifiutato di scendere. Utilizzate il grafico interattivo per selezionare l'anno.

Tutto questo per dire che il sistema Keynesiano non è in grado di spiegare perché la disoccupazione dovrebbe persistere. Il kit degli strumenti Keynesiani è stato messo a disposizione dei governi nazionali. I leader politici sono discepoli del Keynesismo. I loro consiglieri sono Keynesiani. Eppure la ricetta non funziona più. Il governo Americano ha contratto deficit per oltre tre biliardi di dollari per tre anni consecutivi. Non hanno funzionato per far diminuire il tasso di disoccupazione.

Ciò solleva un paio di domande. In primo luogo, per quanto riguarda la teoria economica, perché la ricetta strategica per il lavoro non sta funzionando? In secondo luogo, storica: Quando una teoria cessa di spiegare gli eventi, perché non viene abbandonata da una giovane generazione di teorici?

Queste due domande vennero affrontate dagli economisti neo-classici nel 1936. Non furono in grado di rispondere a nessuna delle due. Persero la guerra per le menti delle nuove generazioni.



LA RIVOLUZIONE DI KEYNES

Nel 1936, Macmillan pubblicò il libro di John Maynard Keynes, The General Theory of Employment, Interest, and Money. Il libro era un attacco alla capacità del libero mercato di eliminare da sé le merci invendute, tra cui la "merce lavoro", per mezzo di adeguamenti dei prezzi verso il basso.

La risposta a questo problema venne fornita due anni prima in un libro pubblicato dalla stessa Macmillan e scritto dalla stella nascente dell'economia, Lionel Robbins. Il suo titolo: The Great Depression. Venne scritto con un approccio di Scuola Austriaca. Robbins aveva studiato in modo informale con Ludwig von Mises a Vienna. La domanda di Keynes trovò risposta ancora una volta nel 1937 da un altro libro edito dalla Macmillan, Banking and the Business Cycle, scritto da tre economisti. Anche questo venne scritto sotto una prospettiva Austriaca. Così, il grande vincitore in tutto questo fu la Macmillan.

I libro di Keynes divenne dominante. Venne adottato dai giovani economisti. Gli altri due libri vennero dimenticati già nel 1940. Nel giro di due decenni, il Keynesismo modificato di Paul Samuelson divenne dominante nel mondo accademico Anglo-Americano. Resta dominante oggi.

Il cuore della tesi di Keynes è questo: la flessibilità al ribasso dei prezzi non ripulisce i mercati, compresi i mercati dei beni capitali. L'economia classica aveva insegnato che la pressione della concorrenza del libero mercato porterà ad una diminuzione dei prezzi e ad una diminuzione della disoccupazione. La regola era questa: "Ad un prezzo più basso, ne viene richiesto di più." Ciò include la manodopera.

La Grande Depressione del 1936 sembrò confutare la teoria degli economisti classici. Poiché questa teoria della causalità fu fondamentale per l'economia, da Adam Smith alla Grande Depressione, la disoccupazione persistente sembrava smentire questo principio fondamentale della teoria economica del libero mercato. Così, la professione era in attesa di una nuova teoria dei prezzi in un libero mercato. Keynes ne fornì una. La teoria era sbagliata, ma aveva un mercato pronto.

Keynes raccomandò quello che tutti i governi Occidentali fecero sin dal 1930: contrarre deficit. La sua soluzione era più della stessa cosa: deficit più grandi e maggiore occupazione nel governo.

Il problema che affrontava l'Occidente era quello che gli economisti classici avevano sostenuto: tariffe che limitavano il commercio e congelamenti dei prezzi dettati dai governi che incoraggiavano la produzione di beni che non potevano essere venduti a prezzi legali. Il governo degli Stati Uniti sotto Herbert Hoover contrasse deficit senza precedenti in tempo di pace. Ostacolarono il commercio, sia quello nazionale che quello estero. La ragione di ciò arrivò in ritardo: la monografia di Murray Rothbard, America's Great Depression (1963). Venne ignorato. L'unico accademico importante che lo riprese fu Paul Johnson, nel suo libro del 1983, Modern Times. Questa sezione del suo libro venne ampiamente ignorata.

Le corporazioni accademiche di storia, economia e scienze politiche sono pervase dall'ideale della moneta fiat. Con l'unica eccezione degli economisti della Scuola Austriaca, la riserva frazionaria non solo è accettata, ma viene attivamente promossa. Così come le banche centrali.

Questa unanimità è facile da spiegare. In primo luogo, in un mondo dominato dalla spesa pubblica per l'istruzione, chi paga i suonatori sceglie la musica. I soldi delle tasse sono la base dell'educazione formale in Occidente. L'educazione formale è obbligatoria per tutta l'adolescenza. Gli insegnanti sono tenuti ad essere certificati da parte di istituzioni accreditate dal governo. Il richiamo del denaro compra la conformità. Quelli che passano attraverso il sistema educativo sovvenzionato credono in generale nella legittimità del sistema.

La seconda ragione per la diffusa accettazione del Keynesismo è che la teoria Keynesiana sostiene il dominio degli economisti certificati. Gli economisti sognano potere e denaro, come tanti altri laureati delle scuole finanziate dalle tasse. Questo sogno di ottenere il controllo su tutto quello che si spende è irresistibile per i membri di una classe di specialisti certificati, ai quali viene consegnato lo strumento supremo del potere – la creazione di moneta – dai politici.

Il denaro è l'istituzione economica fondamentale. E' nato come conseguenza degli sviluppi del mercato. Il governo civile si impossessò del processo di certificazione. Poi richiese un monopolio di controllo. Ha affermato questa sovranità sulla creazione di moneta da oltre due millenni.

Nel campo del denaro, non vi è parità di condizioni. E' sbilanciato a favore del governo. Così, nel campo della teoria economica, è visibile la stessa inclinazione.

La teoria di Keynes era legata più alle politiche di bilancio – i deficit – che alle politiche monetarie. Ma dall'inizio del moderno sistema bancario centrale nel 1694, con la Banca d'Inghilterra, ci fu un quid pro quo tra i politici ed i proprietari privati delle banche centrali. In cambio del monopolio sull'offerta di moneta, i banchieri centrali promisero di fornire il denaro sufficiente – di nuova creazione – per acquistare le nuove emissioni di debito pubblico al di sotto dei tassi di mercato. In un mondo in cui la riserva frazionaria e le banche centrali sono universalmente accettati, la politica Keynesiana del deficit federale conduce inevitabilmente ad una difesa dell'espansione del denaro del sistema bancario centrale. Il Keynesismo e l'inflazione della banca centrale sono tutt'uno.



LA SECONDA GUERRA MONDIALE: PERCHE' KEYNES VINSE

Le politiche Keynesiane iniziarono un lustro prima che venisse alla luce il libro di Keynes. Non funzionarono nel 1936. Non funzionarono nel 1937, 1938, e nella maggior parte del 1939.

Poi scoppiò la guerra. Da quel momento in poi in Occidente, i governi inflazionarono. Tutti imposero controlli su prezzi e salari. Tutti adottarono il razionamento. Poi mandarono decine di milioni di uomini in età lavorativa a prestare servizio nelle forze armate. Questa fu un'inflazione repressa su una scala mai sognata in Occidente. Nulla di tutto questo era mai accaduto dalla riforma dell'imperatore Romano Diocleziano agli inizi del quarto secolo.

L'inflazione repressa crea la domanda. "Quando il prezzo di qualsiasi cosa si riduce, ne viene richiesto di più." I prezzi legali della maggior parte dei nuovi beni vennero ridotti per decreto governativo. Poi l'offerta di denaro aumentò per decreto governativo. Quindi, ci fu un enorme domanda per beni di consumo fondamentali. Questa domanda non poteva essere legalmente fornita dai mercati controllati. Quindi, i governi imposero il razionamento. Il principio di mercato "vince l'offerta più alta" non poteva essere abolito, ma poteva essere modificato. Le offerte legali più alte vennero messe nelle mani di coloro che avevano le tessere annonarie. Le offerte illegali più alte erano spesso ostacolate dai pianificatori centrali.

Questa affermazione generale è vera. "La Seconda Guerra Mondiale risolse la Grande Depressione." Il problema è che questa affermazione non viene contestata dagli economisti con questa domanda: "A che prezzo?" I funzionari di governo con le pistole dissero alla gente dove potevano lavorare e per quanto. Quando le persone con il distintivo puntano le pistole in faccia ai cittadini, il governo è in grado di mettere le persone al lavoro.

L'economia Keynesiana non rovesciò la teoria dei prezzi dell'economia classica. I Keynesismo fu la conseguenza storica di un sistema di prezzi minimi decretato dal governo. La deflazione monetaria insieme alla rigidità dei salari e dei prezzi produsse disoccupazione su larga scala. Non scomparve, perché non scomparvero le politiche. "Troppi beni a caccia di troppo poco denaro a prezzi dettati dal governo".

L'economia Keynesiana, inoltre, non capovolse la teoria dei prezzi dell'economia classica durante la Seconda Guerra Mondiale. I governi inflazionarono in maniera massiccia ed imposero prezzi massimi. La domanda crebbe. L'offerta diminuì. I beni non potevano essere ottenuti facilmente. "Troppo denaro a caccia di troppo pochi beni a prezzi dettati dal governo."

La Grande Depressione fu il prodotto della bancarotta delle banche a riserva frazionaria, che ridusse l'offerta di moneta quando fallirono. Per questo vennero aggiunti prezzi massimi imposti dal governo. Alla gente veniva offerto l'acquisto di beni, ma non c'era abbastanza denaro per acquistarli ai prezzi autorizzati che erano superiori a quelli di mercato. Risultato: ricchezza ridotta.

La Grande Guerra venne finanziata dalle banche a riserva frazionaria, che aumentarono l'offerta di moneta quando le banche centrali acquistavano debito pubblico. Per questo vennero aggiunti prezzi massimi imposti dal governo. La gente aveva denaro da spendere, ma non abbastanza beni di consumo da acquistare. Le tessere annonarie eliminarono la domanda legale del mercato, ma ciò condusse a prezzi di mercato nero, che sottraevano i beni alle persone che rispettavano la legge. Risultato: non abbastanza merci per soddisfare la domanda del mercato. Risultato: ricchezza ridotta.

Quindi, l'intervento del governo, 1930-1939, ridusse la ricchezza. Anche l'intervento del governo, 1939-45, ridusse la ricchezza per coloro che non furono uccisi. In tutto il mondo, furono uccisi circa 60 milioni di persone. Ciò ridusse ulteriormente la produzione.

Perché Keynes vinse la battaglia intellettuale? Perché le masse non volevano credere che la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale fossero evitabili. Un gold coin standard privato più il rispetto dei contratti avrebbe presentato entrambi gli eventi. La gente non voleva credere che le politiche del governo potessero portare tanta miseria. Era stato insegnato loro che il governo guarisce. Era stata insegnata loro una visione messianica dello stato. Non erano pronti a distaccarsi dalla presunta fonte di sicurezza in una recessione economica.

Ancora non lo sono.

Gli economisti non sono stati disposti ad abbandonare la premessa principale di Keynes, e cioè, che i deficit governativi possono ridurre e poi superare la recessione. Questa premessa si basa su un assunto: c'è una classe di esperti appositamente addestrati che può controllare con successo il processo di spesa in deficit, in modo da evitare uno spiazzamento del capitale nel settore privato o deficit non sufficientemente grandi.



BILIARDI E BILIARDI

Gli strumenti nella cassetta degli attrezzi dei Keynesiani non sono riusciti a risolvere il problema della disoccupazione negli Stati Uniti sin dal 2008. I deficit di massa non hanno funzionato. L'inflazione della banca centrale non ha funzionato. Questi sono i due pilastri della sintesi neo-Keynesiana di Samuelson.

Tutti i Keynesiani invocano maggiore pazienza. Questo è ciò che invocarono gli economisti neo-classici nel 1930. Ad un certo punto, tutti perdono la pazienza. Alcuni Keynesiani invocano deficit più grandi. Ma più della stessa cosa accelera il giorno della resa dei conti quando gli investitori privati si rifiuteranno di prestare denaro ai tassi bassi di oggi. Allora che accadrà?

L'economia è dipendente dalla spesa pubblica. Le persone ricevono i loro assegni. Hanno bisogno di tali assegni per mantenere il loro stile di vita attuale. Hanno molta paura di perdere questi assegni.

Oggi, ci viene detto dai Keynesiani e dai loro compagni di viaggio che il governo non dovrebbe ridurre la spesa. Perché no? Perché questo presumibilmente aggraverebbe la recessione.

Non aggraverebbe la recessione. Aumenterebbe la disoccupazione. Le due cose sono diverse.

Considerate la disoccupazione. La spesa del governo spiazza la spesa di coloro che erano o tassati o avevano prestato denaro al governo. Quando ai contribuenti viene permesso di trattenere il proprio denaro, il loro modello di spesa cambierà. Si rifinanzieranno. Ci vorrà del tempo affinché questa nuova domanda venga registrata nel pensiero degli imprenditori. Nel frattempo, coloro che non riceveranno più gli assegni dovranno adattarsi. Ci sarà maggiore disoccupazione finché queste persone divenute altamente motivate non si adatteranno. "Non puoi spendere se non l'hai capito".

Questo non fa parte della recessione. Fa parte del superamento della recessione. Questo aumento della disoccupazione sarà aggiunto ai dati esistenti, ma non durerà. Senza gli assegni del welfare, la gente troverà lavoro. Potrebbe richiedere tempo. Dovranno abbassare le loro richieste salariali. Ma, ad un certo prezzo basso, il mercato si ripulirà. Si ripulirà il mercato azionario. Si riulirà quello obbligazionario. Si ripulirà quello del lavoro.

Nessuno a Washington vuole gli effetti politici di una spesa pubblica ridotta. Sì, la disoccupazione salirà. Ci vorrà del tempo per coloro che hanno ricevuto denaro dal governo affinché trovino nuove fonti di reddito. Ma questo non significa che i soldi non verranno spesi. Altri conserveranno il denaro che Washington non spende.

Il Keynesismo poggia su un grande inganno. Sostiene che la spesa pubblica può far funzionare il mercato, mentre non può farlo la spesa dei cittadini privati. Questo non ha senso. La spesa è spesa.

I deficit non avranno fine, perché i politici non vogliono tagliare le spese. I Keynesiani hanno costruito le loro carriere e la loro fiducia in se stessi partendo dal presupposto che ogni riduzione della spesa pubblica in una fase di recessione peggiorerà la recessione. Sì, una riduzione della spesa del governo peggiorerà la disoccupazione fino a quando le persone che perderanno i loro paracadute non ridurranno la spesa. Ciò non peggiorerà la recessione. Contribuirà a ridurre i colli di bottiglia sulla produzione.



CONCLUSIONE

I deficit sono permanenti. Anche l'elevato tasso di disoccupazione è permanente. La ricetta Keynesiana non farà bene al paziente. Lo farà ammalare di più.

Verrà un giorno in cui i Keynesiani non saranno più in grado di vendere i loro farmaci alle personalità influenti. Ci sarà una Grande Inversione di opinioni. Credo che ciò arriverà in seguito al Grande Default dei governi nazionali. Il default è in arrivo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


13 commenti:

  1. Credo che ciò arriverà in seguito al Grande Default dei governi nazionali. Il default è in arrivo.

    Salve,visti gli sviluppi dell'ultima ora...Unicredit.borse ue a picco..Monti che corre a Bruxelles...forse ci siamo già vicini?

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  3. Ciao Johnny!
    Sono in Colombia...in mezzo al trasloco. Stravolta!
    Tu come stai?
    Da qualche giorno, causa trasloco, non guardavo le notizie (ormai leggo solo su siti di economia, i giornalisti non sanno veramente quello che sta succedendo, troppo ignoranti, immagino) e siamo ancora in guerra...
    Penso che questi anni resteranno molto a lungo nella memoria collettiva!
    Niki

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  4. Ciao faniarte.

    Lo step finale è il crack-up boom, è questa fase non è ancora emersa. Ed al momento è difficile fare ipotesi con tutto il casino che lo zio Ben e lo zio Mario hanno creato.

    In mezzo a questa baraonda però abbiano qualcosa a cui possiamo guardare per tentare di capire quanto manca prima che il treno in corsa si vada a schiantare: Il prezzo del petrolio. Un buon parametro per misurare l'inflazione nei prezzi; e secondo la teoria Austriaca, il denaro stampato dalla banca centrale va a finire, principalmente, nel settore dei beni capitali. Gli operatori in questi settori tendono fondamentalmente a fare offerte d'acquisto per l'oro nero (piuttosto che per altri beni di consumo).

    Bernanke non solo ha stampato per gli USA, ma ultimamente anche per l'Europa. Secondo me, nei prossimi mesi il prezzo del petrolio non calerà al di sotto dei $100 al barile.

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  5. Ciao niki.

    Il tuo "voto coi piedi" conta :) Com'è iniziata la vita là in Colombia?

    Hai ragione. Ricorderemo questo periodo per molto tempo a venire. come Weimar è ancora impressa nei Tedeschi. La domanda è: cosa impareremo a questo giro di boa?

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  6. Buon Anno Johnny da Vincenzo.
    Mi sono andato a vedere il grafico sul tasso di disoccupazione USA citato nell'articolo e, secondo me, è estremamente illuminante.
    I picchi di disoccupazione oltre il 9-10 % seguono, con un ritardo che può essere di uno-due anni, le impennate del prezzo del petrolio.
    Il primo picco si verifica a metà 1975, un anno e moezzo dopo la guerra del Kippur, prima impennata del prezzo, il secondo tra la fine del 1982 e l'inizio del 1983, due anni dopo lo scoppio della guerra tra Iran e Iraq, deconda impennata del prezzo.
    Vi è poi un picco di entità ridotta, 8 %, nel luglio 1992, poco dopo la breve impennata del prezzo del petrolio conseguente dll'invasione del Kuwait.
    E vi è infine il picco attuale che sta seguendo l'impennata del prezzo del petrolio iniziata al pricipio del 2007 e che ha avuto il suo massimo a luglio 2008. Dopo una breve pausa tra la fiine del 2008 e il 2009, la corsa del prezzo del petrolio ha ripreso e la disoccupazione resta alta.
    Nei casi precedenti le impennate dei prezzi del petrolio furono fondamentalmente legate ad eventi militari, tant'è che, una volta terminate le varie guerre, i prezzi del petrolio tornarono a bassi livelli. Gli alti livelli odierni sono invece legati a un aumento strutturale della domanda, India, Cina, Russia, Brasile ecc. consumano molto di più di quanto non facessero venti anni fa.
    Le economie occidentali, che sono economie fondamentalmente basate sulla trasformazione, usano grandi quantità di energia. Tra l'altro i nostri stili di vita sono anche intrisi di "spreco di energia" - pensa alla spopositata quantità di ghiaccio che ogni americano mette in un semplice bicchiere d'acqua.
    Forse, invece di parlare di Mises e Keynes, i quali, data l'epoca in cui vissero, probabilmente non si posero il problema del costo dell'energia, dovremmo piuttosto rivolgere lo sguardo al nostro modell di vita nel suo complesso. Dovremmo pensare ad un modello di stile di vita dove la morigeratezza, qualità tipicamente Austriaca, si coniughi con attività di pubblica utilità, piu Keynesiane, quali la cura del patrimonio artistico o l'assistenza agli anziani. In fondo in questo mondo nessuno possiede la Verità ma ognuno possiede pezzettini di verità e le soluzioni migliori si trovano sempre combinando diversi modi di vedere.
    Un saluto,
    Vincenzo

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  7. Ciao Vincenzo e buon anno anche a te.

    Un'impennata del prezzo del petrolio che mi ha sempre affascinato è questa. Guarda caso dopo il 1970-71 la stabilità va a farsi benedire, e il prezzo del petrolio è partito per Gardaland; mentre dopo la cura di nonno Alan e zio Ben, pare aver preso la piccozza per arrivare sul K2.

    Vuoi vedere che la chiusura della finestra dell'oro c'entra qualcosa?

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  8. In effetti, anche se la scala del grafico non permette di vedere bene, sembrerebbe che il prezzo del petrolio in termini di oro non sia cambiato. Ma dobbiamo tenere conto del fatto che fino al 1973 il prezzo del petrolio era di fatto imposto dalle sette sorelle (leggi economie occidentali) che i pratica dicevano ai paesi produttori quanto questi dovevano farsi pagare il petrolio. Non era quindi un vero prezzo di mercato. Dopo la soppressione del gold standard e dopo la guera del Kippur, venti quasi contemporanei. di fatto petrolio e oro sono due "materie prime", entrambe di alto pregio e non sorprende che vadano di pari passo.
    In ogni caso l'aumento del costo del petrolio è un fatto reale. Fino agli anni '70 bastava fare un buco nella sabbia, oggi dobbiamo fare buchi a 300 metri in fondo al mare o tirarlo fuori in Siberia o dalle sabbie bituminose canadesi. Resta il fatto che ogni volta che il prezzo dell'energia aumenta, la disoccupazione sale. E, come ho detto, la cosa non dovrebbe sorpenderci più di tanto visto quanto siamo energivori.
    Se per andare a comprare il giornale prendiamo la macchina invece di farci una bella passeggiata, ci rimettiamo due volte, la prima perché bruciamo benzina inutilmente, la seconda perché la passeggiata ci fa bene alla salute, e quindi riduciamo le spese mediche. E' una questione di stile di vita, non di ricette da economisti.
    Dobbiamo anche tenere conto del fatto che, tra tutte le risorse, l'energia è la più limitata almeno con le attuali tecnologie.
    Il petrolio costa, il solare anche di più, il carbone inquina in modo terrificante (pure il petroliocomunque), la fissione nucleare è indigesta alla gente, e la fusione nucleare è di là da venire.

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  9. In ogni caso l'aumento del costo del petrolio è un fatto reale. Fino agli anni '70 bastava fare un buco nella sabbia, oggi dobbiamo fare buchi a 300 metri in fondo al mare o tirarlo fuori in Siberia o dalle sabbie bituminose canadesi.

    Si, anche questo è vero. Lo stock di petrolio è in declino e non è un problema da poco: THE END OF CHEAP OIL.

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  10. Errata corrige: 3000 metri non 300.
    In ogni caso il petrolio c'è, non sono tra quelli che credono che finirà presto, ma costa sempre di più tirarlo fuori e lavorarlo perché la qualità è sempre peggiore sia in termini di densità - è sempre più pesante e richiede costosi processi di cracking per convertirlo in benzina e gasolio - sia in termini di contamininanti - zolfo, acidi naftenici, metalli richiedono tecnologie specifiche per il loro trattamento.
    Aggiungiungiamo poi che fino a qualche anno fa tutti se ne fregavano allegramente degli scarichi inquinanti e quindi si scaricava allegramente in mare, all'aria e nei fiumi. A un certo punto ci siamo accorti che non si poteva più fare e quindi i costi di lavorazione sono ulteriormente saliti. E in più abbiamo dovuto pagare il conto lasciatoci dai nostri predecessori, andando a pulire ciò che loro avevano sporcato.
    In sintesi: è facile vivere bene quanto non ti frega niente delle conseguene delle tue azioni sugli altri, in particolare su quelli che non sono ancora nati o di chi ha poca voce per difndersi.

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  11. Il mercato del petrolio è condizionato da due fattori il primo è l'OPEC che è un vero e proprio cartello che limita l'estrazione per mantenere i prezzi a certi livelli, il secondo sono le guerre create ad arte per mettere le mani dei paesi occidentali sui paesi produttori, quindi tutte le dinamiche legate al libero mercato di questo bene vanno a farsi benedire.
    Naturalmente dietro a questo ci stanno logiche di potere e di arricchimento che soli in pochi ne possono godere (tanto per cambiare).
    Cmq forse e ripeto forse il mercato dell'energia potrebbe trovare in un prossimo futuro una alternativa valida cosi da limitare la dipendenza dei paesi occidentali dal petrolio, dobbiamo solo sperare che si arrivi fretta a una simile svolta.

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  12. Ottima scelta dei pezzi pubblicati, davvero.

    Ripropone l'interpretazione mainstream delle crisi economiche, che è smentita dai fatti e confutabile in pieno punto per punto ed in maniera molto convincente. Però lo fa con grande chiarezza e coerenza di pensiero.

    Confuto solo un punto sul finale, relativo alla jobless recovery. E' causata dal fatto che, soprattutto negli USA, durante la depressione la produttività da tecnologia è molto aumentata, riducendo l'assorbimento dei posti di lavoro, soprattutto quelli meno qualificati. Keynes nel '36 pensava a "scava la buca/riempi la buca" ma oggi sappiamo che l'investimento pubblico deve finire in produttività per rendere permanente l'effetto.
    Lo stimolo di Obama ha, perversamente, funzionato "troppo bene".
    Per inciso, con i soldi che i governi del CAF hanno buttato nell'economia italiana in quegli anni, dovremmo avere il PIL del Giappone, ma furono versati in buchi improduttivi come la Cassa del Mezzogiorno, la Salerno-Reggio, nel sistema burocratico delle amministrazioni etc.

    Quello che mi lascia perplesso è che, dal post, sembra che i neo - Keynesiani come me siano la maggioranza, mentre invece siamo quattro gatti (anche se, prima della crisi, eravamo due gatti). La maggioranza degli economisti aderisce a varianti della scuola di Chicago e la scuola austriaca ha un ritorno di fiamma. Per cui non prendetevela più con noi! :o)

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  13. Ciao Augusto.

    >"E' causata dal fatto che, soprattutto negli USA, durante la depressione la produttività da tecnologia è molto aumentata, riducendo l'assorbimento dei posti di lavoro, soprattutto quelli meno qualificati."

    Sono un rompicoglioni, lo so, ma devo puntualizare che ancora non siamo in una depressione. Diversamente da Krugman che cambia idea ogni 5 minuti (è un cane allo sbando ormai) gli USA stanno sperimentando una "ripresa" sostenuta dalla stampante di zio Ben. Uhm... mi hai dato un'idea per l'articolo di dopodomani.

    I lavori vengono "creati", ma poggiano su basi sabbiose. Finché il governo non farà un passo indietro e permetterà il libero scambio, secondo i prezzi di mercato, tra datore di lavoro e lavoratore la ripresa sarà la solita parola vuota e sensa senso scritta sui giornali.

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