domenica 1 gennaio 2012

La Teoria Austriaca del Ciclo Economico

Buon anno a tutti voi, cari lettori di Freedonia. Per festeggiare come si deve, quale migliore brano se non il "fondamento" di tutta la Scuola Austriaca? D'altronde stiamo vedendo come tale ciclo si stia ripetendo, intensificando la portata della correzione finale. La banca centrale fissa un tasso di interesse a cui presta la moneta. Essendo produttore monopolista può fissare il tasso che vuole (e l'offerta è potenzialmente infinita). Il banchiere centrale ha un enorme potere, fissando il tasso d'interesse (arbitrariamente) determina infatti la domanda di denaro (e di conseguenza la quantità di denaro). Ma chi è che domanda il denaro? Lo stato, in collusione con le stesse banche centrali. Lo stato fa deficit, immette denaro nel mercato (aumenta il deficit nominale ma diminuisce il valore reale della moneta) ed i cittadini non solo pagano le tasse per pagare gli interessi sul debito, ma subiscono anche gli effetti dell'inflazione in termini di perdita di potere d'acquisto. La finanza fa il resto mascherando (nessuno va a vedere le scritture bancarie), per quanto possibile, gli effetti deleterei della riserva frazionaria.
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di Ludwig von Mises


Oggi si è soliti parlare in economia della teoria Austriaca del ciclo economico. Questa descrizione è estremamente lusinghiera per noi economisti Austriaci, ed apprezziamo molto l'onore che pertanto ci viene fornito. Come tutti gli altri contributi scientifici, tuttavia, la moderna teoria delle crisi economiche non è opera di una nazione. Come per gli altri elementi della nostra attuale conoscenza economica, questo approccio è il risultato della collaborazione reciproca degli economisti di tutti i paesi.

La spiegazione monetaria del ciclo economico non è del tutto nuova. La "Scuola Valutaria" Inglese ha già cercato di spiegare il boom con l'espansione del credito derivante dall'emissione di banconote senza copertura metallica. Tuttavia, questa scuola non riconobbe che i conti bancari da cui si poteva attingere in qualsiasi momento per mezzo di assegni, vale a dire, conti correnti, svolgono esattamente lo stesso ruolo delle banconote nell'espansione del credito. Di conseguenza, l'espansione del credito può derivare non solo dal numero eccessivo di banconote, ma anche dall'eccessiva apertura di conti correnti. È perché fraintese questa verità che la Scuola Valutaria credeva che sarebbe stato sufficiente, al fine di prevenire il ripetersi delle crisi economiche, varare leggi che limitassero l'emissione di banconote senza copertura metallica, lasciando non regolamentata l'espansione del credito per mezzo dei conti correnti. Il Peel Bank Act del 1844, e leggi simili in altri paesi, non sortirono l'effetto voluto. Da ciò fu erroneamente concluso che il tentativo della Scuola di Inglese di spiegare il ciclo economico in termini monetari venne smentito dai fatti.

Il secondo difetto della Scuola Valutaria è che la sua analisi del meccanismo di espansione del credito e la conseguente crisi fu limitata al caso in cui il credito è espanso in un solo paese, mentre la politica bancaria di tutti gli altri rimane costante. La reazione che viene prodotta in questo caso risulta dagli effetti del commercio estero. La crescita interna dei prezzi favorisce le importazioni e paralizza le esportazioni. La moneta metallica defluisce verso l'estero. Di conseguenza le banche affrontano un incremento nelle richieste di rimborso degli strumenti che hanno messo in circolazione (come banconote non coperte e conti correnti), fino al momento in cui si trovano a dover limitare il credito. In definitiva il deflusso dei metalli controlla l'aumento dei prezzi. La Scuola Valutaria analizzò solo questo caso particolare; non considerò l'espansione del credito su scala internazionale da parte di tutti i paesi capitalisti.

Nella seconda metà del 19° secolo, questa teoria del ciclo economico cadde in discredito, e l'idea che il ciclo economico non avesse niente a che fare con la moneta ed il credito guadagnò vigore. Il tentativo di Wicksell (1898)[1] di riabilitare la Scuola di Valutaria fu di breve durata.

I fondatori della Scuola Austriaca d'Economia -- Carl Menger, Bohm-Bawerk e Wieser -- non erano interessati al problema del ciclo economico. L'analisi di questo problema divenne il compito della seconda generazione di economisti Austriaci.[2]

Nell'emissione di mezzi fiduciari, vale a dire banconote senza copertura in oro o conti correnti che non sono interamente sostenuti da riserve auree, le banche sono in grado di espandere il credito in modo considerevole. La creazione di questi supporti fiduciari aggiuntivi permette loro di estendere il credito ben oltre il limite previsto dai loro asset e dai fondi affidati loro dai clienti. In questo caso intervengono sul mercato come "fornitori" di credito aggiuntivo, creato da loro stessi, e quindi producono un abbassamento del tasso di interesse, che scende sotto il livello al quale sarebbe stato senza il loro intervento. L'abbassamento del tasso di interesse stimola l'attività economica. Progetti che non sarebbero stati considerati "redditizi" se il tasso di interesse non fosse stato influenzato dalle manipolazioni delle banche, e che, pertanto, non sarebbero stati intrapresi, sono comunque considerati "redditizi" e possono essere avviati. Lo stato più attivo del business porta ad una maggiore domanda di materiali di produzione e di manodopera. I prezzi dei mezzi di produzione e dei salari della manodopera aumentano, e l'aumento nei salari porta, a sua volta, ad un aumento dei prezzi dei beni di consumo. Se le banche dovessero astenersi da ogni ulteriore espansione del credito e si dovessero limitare a quanto avessero già fatto, il boom si fermerebbe rapidamente. Ma le banche non deviano dal loro corso d'azione; continuano ad espandere il credito su scala sempre più grande, e di conseguenza i prezzi ed i salari continueranno a salire.

Questo movimento verso l'alto, non potrebbe, tuttavia, continuare all'infinito. I mezzi materiali di produzione e la manodopera a disposizione non sono aumentati: tutto quello che è aumentato è la quantità di mezzi fiduciari che possono svolgere lo stesso ruolo del denaro nella circolazione delle merci. I mezzi di produzione e la manodopera che sono stati dirottati verso nuove imprese, sono stati tolti da altre imprese. La società non è sufficientemente ricca per permettersi la creazione di nuove imprese, senza portare via qualcosa da altre imprese. Finché l'espansione del credito continua questo non sarà notato, ma questa espansione non può essere spinta a tempo indeterminato. Perché se si tentasse di impedire l'arresto improvviso del movimento verso l'alto (e il crollo dei prezzi che comporterebbe) con la creazione di maggiore credito, ne risulterebbe un continuo e più rapido aumento dei prezzi. Ma l'inflazione e il boom possono continuare senza problemi solo fino a quando la gente pensa che il movimento al rialzo dei prezzi si fermerà in un prossimo futuro. Non appena l'opinione pubblica si rende conto che non c'è motivo di aspettarsi la fine dell'inflazione, e che i prezzi continueranno a salire, entra in scena il panico. Nessuno vuole tenere il proprio denaro, perché il suo possesso implica perdite sempre maggiori da un giorno all'altro; tutti si precipitano a scambiare denaro con merci, la gente compra cose che non hanno un uso considerevole senza nemmeno considerare il prezzo, solo al fine di sbarazzarsi del denaro. Tale è il fenomeno che si verificò in Germania e in altri paesi che hanno seguito una politica di inflazione prolungata e che era conosciuto come lo "spostamento verso valori reali." I prezzi delle materie prime aumentano enormemente così come i tassi di cambio, mentre il prezzo della moneta nazionale cade quasi a zero. Il valore della moneta crolla, come avvenne in Germania nel 1923.

Se, al contrario, le banche hanno deciso di fermare l'espansione del credito in tempo per evitare il collasso della valuta e se quindi viene posto un freno al boom, verrà rapidamente compreso che la falsa impressione di "redditività" creata dall'espansione del credito ha portato ad investimenti ingiustificati. Molte imprese o tentativi d'affari che erano stati messi in campo grazie alla riduzione artificiale del tasso di interesse, e che era stato sostenuto grazie all'aumento altrettanto artificiale dei prezzi, non appaiono più redditizi. Alcune imprese riducono la loro scala di funzionamento, altre chiudono o falliscono. I prezzi crollano; la crisi e la depressione fanno seguito al boom. La crisi e il conseguente periodo di depressione sono il culmine del periodo di investimenti ingiustificati determinato dall'espansione del credito. I progetti che devono la loro esistenza al fatto che una volta apparivano "redditizi" secondo le condizioni artificiali create sul mercato dall'espansione del credito e dal risultante aumento dei prezzi, hanno cessato di essere "redditizi". Il capitale investito in queste aziende è perduto nella misura in cui è stato bloccato. L'economia deve adattarsi a tali perdite ed alla situazione che esse hanno generato. In questo caso la cosa da fare, prima di tutto, è quella di ridurre i consumi e, per risparmiare, costruire nuovi fondi di capitale al fine di rendere l'apparato produttivo conforme ai desideri attuali e non ai desideri artificiali che non potrebbero mai essere considerati reali se non come conseguenza del calcolo falso della "redditività" in base all'espansione del credito.

Il "boom" artificiale era stato generato dall'espansione del credito e dalla riduzione del tasso di interesse conseguenti all'intervento delle banche. Durante il periodo di espansione del credito, è vero che le banche hanno progressivamente innalzato il tasso di interesse; da un punto di vista puramente aritmetico finisce per essere più in alto di quanto fosse all'inizio del boom. Questo innalzamento del tasso di interesse è tuttavia insufficiente a ristabilire l'equilibrio sul mercato e porre fine al boom non salutare. Poiché in un mercato dove i prezzi sono in continuo aumento, l'interesse lordo deve comprendere, oltre agli interessi sul capitale in senso stretto -- cioè, il tasso d'interesse netto -- anche un altro elemento che rappresenta una compensazione per l'aumento dei prezzi scaturito durante la durata del prestito. Se i prezzi aumentano in modo continuo e se il mutuatario come conseguenza ottiene un profitto supplementare dalla vendita della merce che ha comprato con il denaro preso in prestito, sarà disposto a pagare un tasso d'interesse superiore a quello che avrebbe pagato in un periodo di prezzi stabili; il capitalista, d'altra parte, non sarà disposto a prestare in queste condizioni, a meno che l'interesse non includa una compensazione per le perdite che i creditori dovranno affrontare a causa della diminuzione del potere d'acquisto del denaro. Se le banche non tengono conto di queste condizioni nel fissare il tasso lordo di interesse che richiedono, il loro tasso dovrebbe essere considerato come mantenuto artificialmente ad un livello troppo basso, anche se da un punto di vista puramente aritmetico sembra molto superiore a quello che ha prevalso in condizioni "normali". Così in Germania un tasso di interesse di diverse centinaia percentuali poteva essere considerato troppo basso nell'autunno del 1923 a causa del deprezzamento accelerato del Marco.

Una volta che si mette in moto l'inversione del ciclo economico in seguito al cambiamento della politica bancaria, diventa molto difficile ottenere prestiti a causa della restrizione generale del credito. Il tasso di interesse aumenta di conseguenza molto rapidamente a causa di un panico improvviso. Attualmente, diminuirà di nuovo. Si tratta di un fenomeno ben noto, infatti, che in un periodo di depressione un tasso di interesse molto basso -- considerato dal punto di vista aritmetico -- non riesca a stimolare l'attività economica. Le riserve di liquidità degli individui e delle banche crescono, i fondi liquidi si accumulano, ma la depressione continua. Nella crisi presente [1936], l'accumulo di queste riserve auree "inattive" avviene per un motivo particolare, in proporzioni smisurate. Come è naturale, i capitalisti vogliono evitare il rischio di perdite derivanti dalle svalutazioni previste dai vari governi. Dato che il notevole rischio monetario, che comporta il possesso di obbligazioni o di altri titoli fruttiferi, non è compensato da un corrispondente aumento del tasso di interesse, i capitalisti preferiscono tenere i loro fondi in una forma che permetta loro, in questo caso, di proteggere il proprio denaro da perdite derivate da una svalutazione finale al momento di una rapida conversione in una valuta non immediatamente minacciata dalla prospettiva di svalutazione. Questo è il motivo molto semplice del perché i capitalisti di oggi sono riluttanti a legarsi, attraverso investimenti permanenti, ad una determinata valuta. Questo è il motivo per cui permettono ai loro conti in banca di crescere anche se guadagnano solo un interesse molto basso, e fanno incetta d'oro, che non solo non paga interessi, ma coinvolge anche spese di immagazzinamento.

Un altro fattore che contribuisce a prolungare l'attuale periodo di depressione è la rigidità dei salari. I salari aumentano in periodi di espansione. Nei periodi di contrazione dovrebbero diminuire, non solo in termini monetari, ma anche in termini reali. Impedendo con successo l'abbassamento dei salari durante un periodo di depressione, la politica dei sindacati rende la disoccupazione un fenomeno di massa e persistente. Inoltre, questa politica posticipa a tempo indeterminato la ripresa. Non può tornare la normalità fino a quando i prezzi ed i salari si adeguano alla quantità di moneta in circolazione.

L'opinione pubblica ha perfettamente ragione nel vedere la fine del boom e la crisi come una conseguenza della politica delle banche. Le banche potrebbero senza dubbio ritardare gli sviluppi sfavorevoli per un pò. Potrebbero continuare la loro politica di espansione del credito per un pò. Ma -- come abbiamo già visto -- non potrebbero continuare a tempo indeterminato senza rischiare il completo collasso del sistema monetario. Il boom causato dalla politica di espansione del credito delle banche deve necessariamente finire prima o poi. A meno che non siano disposte a lasciare che la loro politica distrugga completamente il sistema monetario e creditizio, le banche stesse devono smetterla prima che si verifichi una catastrofe. Più è lungo il periodo di espansione del credito delle banche e più è lungo il loro ritardo a cambiare questa politica, peggiori saranno le conseguenze degli investimenti improduttivi e della speculazione eccessiva che caratterizza il boom; e di conseguenza, più sarà lungo il periodo di depressione e più sarà incerta la data della ripresa e del ritorno alla normale attività economica.

Viene spesso suggerito di "stimolare" l'attività economica ed attivare "la pompa primaria" mediante il ricorso ad una nuova espansione di credito che permetterebbe di terminare la depressione e renderebbe possibile una ripresa o almeno un ritorno a condizioni normali; i sostenitori di questo metodo dimenticano, tuttavia, che anche se si potrebbero superare le difficoltà del momento, verrà certamente prodotta una situazione peggiore in un futuro non troppo lontano.

Infine, sarà necessario capire che i tentativi di abbassare artificialmente il tasso di interesse che si presenta sul mercato, attraverso l'espansione del credito, possono solo produrre risultati temporanei e la ripresa iniziale sarà seguita da un declino più profondo che si manifesterà come una completa stagnazione delle attività commerciali ed industriali. L'economia non sarà in grado di svilupparsi armonicamente e senza intoppi a meno non si rinunci una volta per tutte a tutte le misure artificiali che interferiscono con il livello dei prezzi, i salari ed i tassi di interesse, determinati secondo le forze economiche non ostacolate.

Non è il compito delle banche porre rimedio alle conseguenze della scarsità di capitale o degli effetti di una politica economica sbagliata di espansione del credito. E' certamente un peccato che oggi il ritorno ad una situazione economica normale venga ritardato dalla politica perniciosa di incatenamento del commercio, dagli armamenti e dalla paura fin troppo giustificata della guerra, per non parlare della rigidità dei salari. Ma la situazione non sarà corretta da misure bancarie e dall'espansione del credito.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


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Note

[1] Knut Wicksell, Interest and Prices, R.F. Kahn, trad. (New York: Augustus M. Kelley, 1965)?Tr.

[2] Le opere principali Austriache riguardanti la teoria del ciclo economico [al 1936] sono: Mises, The Theory of Money and Credit (New York: Foundation for Economic Education, 1971; traduzione della seconda edizione Tedesca, 1924; originariamente pubblicato nel 1912); Mises, Monetary Stabilization and Cyclical Policy (1928) ristampato in On the Manipulation of Money and Credit, Percy L. Greaves, ed., Bettina Bien Greaves, trad. (Dobbs Ferry, N.Y.: Free Market Books, 1978; originariamente pubblicato come una monografia in Germania); Friedrich A. von Hayek, Monetary Theory and the Trade Cycle (New York: Augustus M. Kelley, 1966; ristampa del 1933 edizione Inglese, originariamente pubblicato in Germania nel 1929); Hayek, Prices and Production (New York: Augustus M. Kelley, 1967; ristampa del 1935 seconda edizione rivista, originariamente pubblicato nel 1931); Fritz Machlup, Fuehrer durch die Krisenpolitik (1934); Richard von Strigl, Capital and Production, Margaret Rudelich Hoppe and Hans-Hermann Hoppe, trad. (Auburn, Al: Ludwig von Mises Institute, 1995; traduzione dell'edizione del 1934); la migliore analisi dell'attuale crisi venne fatta da Sir Lionel Robbins, The Great Depression (Freeport, R.I.: Books for Libraries Press, 1971; ristampa dell'edizione del 1934).[Nota: le citazioni sono state aggiornate in questa nuova edizione.]


Consultare inoltre Ludwig von Mises Azione Umana: Un Trattato d'Economia. (Chicago: Henry Regnery Company) Capitolo XX. Interesse, Espansione del Credito, e Ciclo Economico pp. 538.

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2 commenti:

  1. Volevo porgere i miei più sinceri complimenti all'autore di questo blog che per me (purtroppo solo da agosto 2011) è stato ed è una fonte inesauribile ed insostituibile di ispirazione continua e quotidiana...grazie..grazie di cuore!Una luce vivida ed insperata ii questo caos tenebroso.....
    saluti Faniarte

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  2. Ciao Faniarte.

    Ti ringrazio per il supporto e per l'interesse che hai nel mio lavoro quotidiano qui su Freedonia. Riuscire a proporre argomenti nuovi ed intriganti non è affatto semplice, però scoprire che il pubblico gradisce gli sforzi per un progetto partito dal "nulla" è gratificante.

    Ho in serbo degli articoli davvero succosi per questo 2012. Stay tuned :)

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