lunedì 28 maggio 2012

Riflessioni sulla crisi Greca e la politicizzazione dell'economia

La pressione per l'implementazione degli Eurobond si fa sempre più serrata. La sconsideratezza viene perdonata ed elevata a "modus operandi." I Tedeschi però si mettono di traverso perché, giustamente, non hanno nessuna intenzione di pagare per gli errori altrui. Quello che gli elettori hanno comunicato con le ultime elezioni in Germania alla Merkel è questo: "Noi non vogliamo pagare." Gli Eurobond, difatti, sono un mezzo di trasferimento unitario dove la Germania rappresenta la fonte primaria del finanziamento e della garanzia. Il loro è un meccanismo perverso di trasferimento perché premiano coloro che hanno agito sconsideratamente, infatti, abbasseranno il costo dei finanziamenti nel breve termine per i paesi della periferia Europea mentre li aumenteranno per paesi come Germania, Paesi Bassi, Finlandia. Ciò livellerà anche i vari livello di rischio dei vari PIIGS ed anche gli standard di vita, abbassando il tenore di vita dei paesi che sono stati fiscalmente responsabili a scapito di quelli fiscalmente irresponsabili (Portogallo, Italia, Spagna, ecc.) Ricorda vagamente qualcosa questa "exit strategy," non credete? La vera "exit strategy" è il calcio al barattolo, è questo quello che i pianificatori centrali sanno fare. Le soluzioni, benché dolorose, esistono ma prevedono rinunce al potere di pianificare ed ai favori clientelari. Infatti, il "caso" vuole che i burocrati scordano sempre di nominare esempi come quello dell'Estonia. Fate le vostre scommesse.
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di Detlev Schlichter


I Greci dovrebbero votare un referendum in cui decidere se vogliono rimanere nell'euro? Le prossime elezioni sono tale referendum? Non sarebbe meglio per i Greci se lasciassero l'euro? – Non siete, come me, stanchi di sentire queste domande e poi le risposte basate sulla stessa logica viziata e superficiale?

La maggior parte dei commentatori presuppone che fu un errore per "i Greci" entrare nell'Unione Monetaria Europea, e che farebbero meglio al di fuori di questa. Ho il sospetto che ci sia una certa generalizzazione dietro questi giudizi. Anche perché, di chi parlano questi osservatori quando dicono "i Greci"? Appare evidente, per esempio, che nella misura in cui i Greci sono risparmiatori non credono che uscire dall'euro e ritornare ad una nuova valuta locale da svalutare sia nel loro interesse. In realtà, si aspettano di venire danneggiati da una tale mossa. Questi risparmiatori – gli uomini e donne dimenticati della crisi – stanno già votando per il proprio referendum. Stanno spostando i loro risparmi in Germania, Paesi Bassi e Finlandia, nel tentativo di proteggerli dalla confisca realizzata attraverso l'inflazione e la svalutazione. Vogliono che i loro risparmi rimangano nella Zona Euro. Tale "voto" potrebbe essere caratterizzato come "Germanico", anche se direi che serve solo a dimostrare che gli interessi di coloro che risparmiano sono molto simili, a prescindere dal passaporto del paese in loro possesso.

I risparmiatori svolgono un ruolo importante nell'economia di mercato. Il capitalismo è basato sul capitale, e il capitale viene generato attraverso il risparmio di denaro e non la sua stampa, al contrario di quanto molti economisti e banchieri centrali vogliono farci credere. Le società fiorenti sono sempre state costruite su denaro sonante, che incoraggia il risparmio e l'espansione dello stock di capitale, ed a sua volta aumenta la produttività del lavoro umano. I risparmiatori Greci non sono diversi dai risparmiatori Americani o Tedeschi, ed il ruolo della moneta, del risparmio e del capitale in Grecia non è diverso da quelloin qualsiasi altro paese. Le leggi dell'economia cambiano poco da un luogo all'altro, come le leggi della fisica. E sacrificare gli interessi dei vostri risparmiatori per qualche stimolo della crescita a breve termine avrà gli stessi effetti negativi di lungo periodo in Grecia come altrove.

Si dice spesso che la Germania possa permettersi di vivere con una moneta più forte rispetto ai suoi "partner" Europei perché ha una base industriale forte ed un alto tasso di risparmio personale. Questo confonde la causa con l'effetto. La Germania ha una forte base industriale ed un alto tasso di risparmio personale perché ha avuto una moneta relativamente forte per tanto tempo. L'assenza (almeno in termini relativi) di inflazione e svalutazione della moneta ha incoraggiato il risparmio, l'accumulo di capitale ed una gestione aziendale efficiente e competitiva. La de-industrializzazione della Gran Bretagna, per fare solo un esempio, potrebbe essere stato il risultato del sindacalismo militante degli anni '50 fino ai '70 e della mania per la nazionalizzazione delle industrie, ma anche l'attuale politica di svalutazione della moneta da parte della Banca d'Inghilterra ha certamente fatto la sua parte.

Dobbiamo quindi essere molto sospettosi se ci viene detto che sarebbe nell'interesse dei "Greci" se adottassero una moneta più debole. Non è mai stato nell'interesse di ogni paese adottare una moneta debole.



Politica ed economia

L'impulso politico di sovrapporre certi "interessi nazionali" unificanti a tutti i cittadini è contrario a tutto ciò che rappresenta l'ordine di mercato spontaneo decentrato. Il punto di un'economia di mercato è che si basa sulla proprietà privata e sullo scambio contrattuale volontario. E lo scambio contrattuale volontario funziona così bene perché due parti hanno spesso interessi o gusti o preferenze diversi. Se ti vendo uno dei miei vecchi dischi in vinile per $2, non vuol dire che siamo d'accordo che questo LP abbia un valore di $2. Non siamo d'accordo. Tu valuti di più di $2 il mio LP, io valuto i $2 di più del mio LP; altrimenti non commerceremmo. Nello scambio abbiamo entrambi migliorato la nostra posizione. La grande cooperazione umana basata sulla proprietà privata e sullo scambio libero, non aggressivio e volontario migliora la posizione di chiunque partecipa a tale società. Nell'economia di mercato, non tutti saranno ricchi e non tutti saranno necessariamente felici. Ma per coloro che preferiscono una maggiore offerta di cose rispetto ad un'offerta più piccola di cose, non c'è modo migliore per raggiungere questo obiettivo che partecipare ad un'economia a proprietà privata.

L'economia di mercato è proprio così potente perché è un modo molto efficiente di cooperazione umana che non richiede "interessi comuni" o "obiettivi singoli". Al contrario, prospera nelle differenze e conserva ancora una cooperazione pacifica. E' proprio questa la sua forza, e questo è anche ciò che la distingue dalla politica. La diversità dei talenti umani, degli interessi e delle preferenze, che è semplicemente un fatto della vita, non deve essere soppressa e ridotta affinché si adatti al tribalismo idiota della politica, che riguarda sempre "i Greci" hanno bisogno di questo ma "i Tedeschi" vogliono quello.

Tutto ciò che serve per far funzionare la cooperazione sui mercati è lo stato di diritto ed il denaro sonante come mezzo di scambio e riserva di valore. Oltre a fornire queste due cose, non c'è ruolo legittimo per la politica nell'economia (e tra l'altro, si può affermare che anche il denaro e lo stato di diritto sono meglio forniti al di fuori dello stato, ma questo è un altro argomento). In questo senso, vi è infatti un interesse comune che tutti condividono, ma non solo tutti i "Greci" ma ugualmente i "Giapponesi" ed i "Congolesi": Questo è un interesse comune in un quadro che consente la cooperazione umana sui mercati, e tale quadro è semplicemente la tutela dei diritti della proprietà (lo stato di diritto) più il denaro sonante ed apolitico. Il resto si può tranquillamente lasciare alle persone – laissez faire!



Macroeconomia come economia politicizzata

Purtroppo, tuttavia, vi è un ramo dell'economia che è stato fin troppo felice di guardare il mondo attraverso il prisma della politica, e questo ramo è la macroeconomia moderna con il suo particolare riguardo alle statistiche di contabilità nazionale. Il macroeconomista, credendo che gli aggregati statistici che può misurare ed osservare siano anche delle forze trainanti dell'economia, sottoscrive felicemente la finzione politica "dell'economia nazionale". Tale economia viene considerata congrua con aree della giurisdizione politica, in modo che il macroeconomista possa parlare al politico "dell'economia Greca", che è, dobbiamo credere, un'entità economica chiaramente distinguibile e termina ordinatamente dove inizia quella dei paesi confinanti. E può quindi stabilire quali particolari esigenze questa specifica "economia nazionale" potrebbe avere; quali siano i suoi requisiti unici; e ciò che sarebbe utile per la vita di tutti entro i confini di questa "economia nazionale". Con questo gioco di prestigio intellettuale, sparisce l'interazione spontanea di tutte quelle persone con tutte le loro idee divergenti, diverse e spesso contrastanti, con le loro preferenze e con i loro gusti che compongono essenzialmente l'economia di mercato sempre più globale e senza confini, ed essa viene sostituita, convenientemente alla mente politica, con gli obiettivi nazionali e scopi chiari. "I Greci" hanno bisogno di una valuta più debole. "I Greci" hanno bisogno di tassi di interesse più bassi. "I Greci" hanno bisogno di un aumento dell'inflazione. — Tutti? — Viene ripristinato il tribalismo come valuta della politica. E — bingo! — l'economista ha un ruolo come consulente politico.



Il miraggio del capitalismo manipolabile

Se si vuole avere un'idea di come l'élite burocratica percepisca il mondo, bisogna solo aprire il Financial Times. Prendere l'edizione della scorsa settimana del 23 Maggio. C'è la burocrazia del FMI che dice alla burocrazia Britannica che "gli Inglesi" hanno bisogno di tassi d'interesse più bassi e più spesa pubblica. Martin Wolf ci dice che "i Greci" possono essere aiutati se "i Tedeschi" accettano una maggiore inflazione. (Suggerimento: Martin Wolf è quasi sempre a favore del denaro facile e di maggiore debito per "stimolare" l'economia). Poi c'è il professor Jeremy Siegel della Wharton School della University of Pennsylvania, che ci dice che quello di cui tutti hanno bisogno nella Zona Euro è una svalutazione dell'euro. Ovviamente, non è un caso che tutti questi consigli della Lagarde del FMI a Siegel della Wharton School puntano nella stessa direzione: tassi di interesse più bassi, stampa di più soldi e svalutazione della moneta. La svalutazione del denaro è la panacea dei problemi economici, secondo la nostra élite politica.

Naturalmente, la logica della Lagarde, di Wolf e di Siegel è approssimativamente equivalente a suggerire che io e te trarremmo beneficio nel nostro scambio di vecchi dischi per dollari se i burocrati continuassero a svalutare i dollari o comunque intervenissero per sostenere artificialmente i prezzi dei vecchi dischi in vinile. Naturalmente, i loro interventi potrebbero aiutare di tanto in tanto una parte a scapito delle altre, ma non possono migliorare il reciproco vantaggio che io e te deriviamo da questa operazione commerciale e che è la sua vera ragion d'essere. La cosa più importante, tuttavia, è che il semplice fatto che essi intervengano – e continuano ad intervenire – farà aumentare la nostra incertezza circa il valore dei dollari e dei prezzi degli LP in futuro. L'idea che le loro manipolazioni valutarie renderanno migliore la nostra cooperazione e più vantaggiosa è del tutto assurda.



Aiutare la Grecia attraverso la svalutazione monetaria?

Certo, non nego che la Grecia come entità politica abbia alcuni problemi specifici. Ecco come il professor Siegel nel suo articolo sulla svalutazione dell'euro descrive i tre problemi principali:

In primo luogo, la fuga dei depositi per paura di un'uscita dall'euro. In secondo luogo, il deficit di bilancio insostenibile. In terzo luogo, gli alti costi del lavoro dei Greci che non rendono competitiva la Grecia, in particolare rispetto alla Germania.

Credo che le risposte a questi problemi siano semplici in un'economia di mercato. È possibile conservare i risparmiatori se si è impegnati con una moneta forte. Per la Grecia questo significa, in primo luogo, non lasciare l'euro. Se il deficit di bilancio è troppo grande, il che lo è certamente, si devono frenare le spese. Come ho detto più volte, la Grecia non solo avrebbe dovuto andare in default per parte del suo debito a capitale privato, ma anche per i suoi prestiti da creditori ufficiali. La Grecia quindi non avrebbe dovuto accettare ulteriori prestiti ufficiali ed ora avrebbe dovuto tagliare drasticamente la spesa pubblica. Questo è difficile, certo, ma è l'unica cura per un problema di deficit e di debito. Non si può curare il debito con più debiti. E se i costi del lavoro sono troppo elevati, devono essere ridotti. Se i salari sono troppo elevati – e sono aumentati molto più velocemente che in altri paesi della Zona Euro – bisogna lasciare che scendano. Affinché ciò accada, il mercato del lavoro deve essere liberalizzato.

Rimanere nell'euro, tagliare la spesa ed attuare le riforme strutturali al fine di rendere il mercato del lavoro flessibile ed operabile – il che risuona un pò come quello che prescrive il tanto insultato "campo dell'austerità", e devo ammettere che ha una maggiore logica economica rispetto al "campo dell' stimolo". Queste prescrizioni hanno anche il vantaggio di affrontare direttamente ciò che è sbagliato piuttosto che cercare di spostare il dolore agli altri, ad esempio ai contribuenti di altri paesi della Zona Euro o euro-risparmiatori in tutta la Zona Euro.

Ma il professor Siegel non raccomanda "l'austerità". Egli raccomanda la svalutazione per l'intera Zona Euro, si presuppone tramite una stampa aggressiva di denaro da parte della BCE ed interventi sui cambi. La sua convinzione è che questo possa risolvere i vari problemi, in particolare quello della competitività. Ma i salari non competitivi in Grecia sono un problema relativo al prezzo, ed inoltre un problema locale, e non un problema generale di potere d'acquisto. Molti salari Greci sono troppo elevati in relazione a ciò che i consumatori – sia in Grecia sia al di fuori della Grecia – sono disposti a pagare per i beni e servizi Greci. Svalutando l'euro Siegel non va direttamente ad impattare sui prezzi relativi che non sono in equilibrio ma innescherebbe inevitabilmente numerosi effetti secondari ed in gran parte imprevedibili sui prezzi relativi in tutta la Zona Euro. Il buon professore è disposto a svalutare l'euro a livello internazionale e così facendo distruggerebbe l'intera struttura dei prezzi della Zona Euro al fine di conservare l'illusione tra la popolazione Greca che i loro salari sono sostenibili.

Come la maggior parte degli inflazionisti e degli svalutatori, il professor Siegel considera solo l'impatto inflazionistico immediato della sua politica, l'impatto diretto sulla media statistica dei prezzi in euro, che egli crede sia minore. Questo può o non può essere il caso, ma l'espansionismo aggressivo da parte della BCE, che sarebbe necessario per svalutare adeguatamente l'euro, avrebbe molti altri effetti, in particolare sui prezzi relativi e sull'allocazione dei capitali, e questo in tutta la Zona Euro. Come minimo scoraggerebbe il risparmio e disturberebbe il processo di sdebitamento e di riparazione dei bilanci bancari. Il professor Siegel si è espresso sulla fuga dei capitali dalla periferia della Zona Euro (il suo primo punto sopra), ma metterebbe felicemente a repentaglio l'intera Zona Euro poiché la sua politica inciderebbe sui risparmiatori di tutta l'area della moneta unica. E per quanto riguarda il problema deficit? Pensa davvero che l'espansionismo aggressivo fornirebbe incentivi per il risanamento fiscale nella Zona Euro?

La svalutazione della moneta crea un'illusione fugace di competitività ma lascerebbe la Zona Euro, in ultima analisi, con più debito, con meno formazione di capitale e di risparmio, e quindi un'economia mal funzionante. Il professor Siegel afferma quanto segue:

"Storicamente, i mercati del lavoro costosissimi sono stati curati, anche se dolorosamente, con una svalutazione della moneta – un'opzione che non è aperta alle economie basate sull'euro."

Fu proprio la comprensione che questa opzione storica della soluzione rapida aveva troppi effetti collaterali dolorosi e che non era realmente una cura tanto per cominciare, che ha reso così attraente un'unione monetaria per quei paesi in particolare con una storia di svalutazione della moneta. Togliendo il placebo della svalutazione della moneta ai politici locali in luoghi come l'Italia e la Grecia, si sperava che avrebbero finalmente affrontato i veri problemi strutturali nelle loro economie ed avrebbero smesso di derubare i loro risparmiatori e quindi di pregiudicare la formazione di capitale. Non hanno agito in questo modo durante i primi 10 anni di Unione Monetaria Europea poiché il boom globale del credito era in pieno svolgimento e ha semplicemente permesso loro di prendere in prestito di più. Il tempo del cambiamento è finalmente arrivato.

Ma i nostri responsabili politici più importanti non sembrano avere imparato la lezione. Dopo aver reciso l'ultimo legame con l'oro, abbiamo avuto quarant'anni di incessante svalutazione della moneta fiat e di accumulo di debito per coprire le rigidità del welfare state moderno. Oggi, in tutto il mondo, le banche centrali hanno implementato una politica dei tassi vicino allo zero e stanno ricorrendo ai propri bilanci per impedire al traballante edificio del credito di crollare. Eppure, il coro degli "esperti" pensa ancora che abbiamo bisogno di un'altra svalutazione, un altro giro di QE ed un altro taglio dei tassi. La loro ideologia ha portato al disordine presente. E' ora che smettiamo di ascoltarli.

Nel frattempo, la svalutazione della cartamoneta continua.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


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