martedì 31 luglio 2012

L'inevitabile morte dell'euro

Ci risiamo. Ancora una volta Paul Krugman fa parlare di sé e delle sue proposte svalvolate. Non dovete correre troppo con la fantasia questa volta per immaginare cosa abbia suggerito. Come nel 2002 suggerì che Greenspan gonfiasse una bolla immobiliare per uscire dai guai dello scoppio della bolla tecnologica, strategia che poi difese nel 2006, oggi se ne esce con quanto segue:
«Cosa potrebbe invertire questa situazione? La risposta è abbastanza chiara: i responsabili politici dovrebbero (a) fare qualcosa per abbassare i costi di finanziamento dell'Europa meridionale e (b) dare ai debitori Europei quell'opportunità sfruttata dalla Germania nel corso degli anni buoni, in modo da farli uscire dalla crisi attraverso le esportazioni cioè, creare un boom in Germania sulla falsariga di quello nell'Europa meridionale dal 1999 al 2007. (E sì, ciò significherebbe un aumento temporaneo dell'inflazione in Germania.)»
Dopo la bislacca idea della preparazione ad una invasione aliena per rilanciare l'economia degli Stati Uniti, ecco il piano di Krugman per salvare l'Europa: creare un boom manipolato in Germania. E' insostenibile? Krugman pare non curarsene. Tanto poi darà la colpa a qualche pirla di turno nel settore privato senza additare i reali responsabili. E' così che funziona il mondo accademico, è così che giustifica la sconsideratezza dei pianificatori centrali. Vengono accreditati e celebrati dall'establishment in modo che raccolgano influenza tra la popolazione e possano sensibilizzarla (nonché canalizzarla) verso quelle "soluzioni" gradite ai pianificatori centrali. Rockfeller fu il primo ad adottare questo stratagemma. Tenete a mente una cosa fondamentale: Temete il boom, non il bust.
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di Alasdair Macleod


Giovedì il Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, è stato spinto a difendere l'euro dopo che i rendimenti obbligazionari del governo Spagnolo sono aumentati drammaticamente fino al 7%. E quando Valencia ha chiesto al governo centrale un salvataggio, seguito da indicazioni che altre città e regioni hanno problemi simili, è diventato chiaro che la Spagna è in guai seri. Ci siamo abituati al concetto di troppo grandi per fallire, ora invece abbiamo i troppo grandi per esssere salvati.

Di solito parliamo della Spagna e anche dell'Italia in termini di debito pubblico e deficit di bilancio, dimenticando che sono solo una parte del problema. A ciò vanno aggiunti i governi regionali e locali, le industrie nazionalizzate e sovvenzionate, e le garanzie fuori bilancio di altre entità. Dimenticate, per il momento, i costi futuri della sanità e del welfare, che statisticamente sminuiscono tutti gli altri: non sono il problema immediato. Questo ci lascia ancora con salvataggi, senza nemmeno considerare le banche commerciali, pari a due volte e forse quattro il debito pubblico. La gente pensa che la Spagna possa essere salvata, ma quando si prende in considerazione tutta la situazione, compresa la prospettiva di un crollo indotto dagli errori macro-economici, è semplicemente troppo grande.


L'incapacità di affrontare la realtà finanziaria è essenzialmente politica. Il Presidente della Spagna, Mariano Rajoy, è stato eletto con una netta maggioranza lo scorso Novembre, e non è riuscito a tagliare la spesa. Invece di ridurre l'onere del settore pubblico sull'economia, ha scelto di penalizzare il settore produttivo privato attraverso una maggiore tassazione. Se qualcuno aveva l'opportunità di affrontare la realtà con un mandato elettorale era Rajoy, ma non è riuscito a farlo sia perché l'ha ritenuto politicamente impossibile sia perché è semplicemente troppo debole.

Forse è la realtà politica: questo è certamente quello che accade anche in tutti gli altri stati colpiti dalla crisi. L'elettorato Francese ha diradato ogni dubbio eleggendo un presidente socialista intento ad aumentare sia la spesa pubblica sia le tasse. Il risultato è che l'Europa deve affrontare il collasso economico molto prima di quanto si pensasse, ponendo l'onere di un salvataggio degli stati indigenti principalmente sulla Germania.

La Germania sta diventando isolata, e la Cancelliera Merkel non è più in grado di far finta che, deo volente, tutto ciò arriverà alla fine. Invece la Germania deve far fronte ad un conto terrificante, ormai riconosciuto dalle agenzie di rating. In un podcast di GoldMoney rilasciato lo scorso Mercoledì, Philipp Bagus ha stimato il costo totale per la Germania: quattro volte le sue entrate fiscali totali. Ciò implica imposte personali di oltre il 100% del reddito del settore privato. Come si può far approdare l'elettorato dalla propria parte, per tenere semplicemente in vita il progetto dell'euro, con questo tipo di costo?


Non è possibile. Bagus non vede alternative alla stampa di denaro, e questo è effettivamente quello che Draghi dice di essere pronto a fare; ma a differenza delle altre valute fiat, l'euro non ha un governo unico a sostenerlo. Pertanto l'effetto sull'euro della stampa denaro di Draghi potrebbe essere catastrofico.



Sarebbe proprio un evento degno di nota. Non abbiamo visto il crollo di una grande valuta fiat negli ultimi decenni, sebbene ci sia quello in Germania che ci ricorda la miseria che un simile esito porta con sé. La velocità a cui l'euro si indebolisce potrebbe essere davvero molto sorprendente.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli

lunedì 30 luglio 2012

La Monetizzazione di Tutto





di Gary North


Quello che la Federal Reserve può fare e ciò che farà sono due cose diverse.

La Federal Reserve può monetizzare tutto. Può creare denaro digitale e comprare qualsiasi asset scelga di acquistare. Non ci sono restrizioni legali su cosa le è permesso monetizzare.

Se dovesse farlo, e continuasse a farlo, il dollaro scenderebbe al valore di zero. Ciò produrrebbe iperinflazione. Il risultato sarebbe la distruzione di tutti i creditori basati sul dollaro. I debitori potrebbero ripagare i prestiti con la vendita di un uovo o un pacchetto di sigarette. Questo è ciò che fecero gli agricoltori nel 1923 in Germania e in Austria.

Gli economisti che assistono la Federal Reserve lo sanno. I banchieri che gestiscono le banche che possiedono le quote delle 12 banche regionali FED lo sanno. Bernanke lo sa.

Verrà il giorno in cui i decisori del Federal Open Market Committee dovranno pescare o togliere l'esca. Dovranno decidere: inflazione di massa (20%) o iperinflazione (QEx). Dovranno decidere: recessione o iperinflazione.

Saranno in grado di prevedere se avverrà la Grande Depressione 2 o l'iperinflazione? Non penso proprio. Sono stati in grado di manipolare l'economia per oltre 90 anni tra recessioni e boom. Solo una volta è diventata una depressione: 1930-1940. Quella depressione è diventata deflazione, 1931-1934, perché il Federal Deposit Insurance Corporation (1934) non esisteva. I depositanti ritirarono i loro soldi e non li ridepositarono. Ciò creò una deflazione monetaria attraverso il fallimento delle banche. Il processo di riserva frazionaria implose.

La FED inflazionò la base monetaria al fine di evitare tutto ciò, contrariamente a quanto detto da Friedman e Schwartz nel loro famoso libro, "A Monetary History of the United States" (1963). I depositanti ostacolarono la FED, 1931-1933. Un grafico prodotto da un alto funzionario presso la St. Louis FED dovrebbe menttere a tacere per sempre quegli economisti che pensano che Friedman e Schwartz dimostrarono la tesi della "compiacenza" della FED. Non è così, naturalmente. La storia di Friedman/Schwartz è fin troppo comoda per le pressioni poste sulla FED affinché inflazionasse. Friedman e Schwartz scrissero il libro più importante mai scritto a favore dell'inflazione della FED, poiché è universalmente preso in considerazione dal mondo accademico. L'unica sezione del libro mai citata dagli economisti tradizionali è la sezione sulla FED nei primi anni '30. Questa storia è un'assurdità analitica e storica. Ecco i fatti.

Oggi, i depositanti potrebbero farlo di nuovo. Se il FDIC non fosse coperto da una linea di credito da $600 miliardi da parte del Congresso, potremmo vederlo accadere di nuovo. Ma c'è una linea di credito. Ciò calma i depositanti.

Il creditore – Congresso – è il più grande debitore del mondo. Il Congresso ha un deficit annuale da $1.2 bilioni. Ma ha le banche centrali che coprono il debito: Giappone, Cina, America. Così, i depositanti credono che il Congresso può salvare il FDIC, che a sua volta può salvare le banche. Lasciano i loro soldi nelle banche. Se prendono i soldi dalla banca A, li depositano nella banca B. Il sistema non perde i depositi. Non c'è deflazione. Il sistema a riserva frazionaria sopravvive.

Il sistema ha funzionato per lungo tempo. Il giorno della resa dei conti è stato ritardato. Penso che questo abbia dato ai banchieri centrali un senso di fiducia. Pensano che un altro rifiuto all'iperinflazione avrà successo. Non credono che il rifiuto a pompare nuovo denaro digitale nel sistema porterà alla Grande Depressione 2. Credono ancora nella loro capacità di manipolare il sistema.

Il sistema ha superato il crollo di Lehman Brothers. Presumono che la liquidazione del credito sarà ordinata. Se non lo sarà, potranno intervenire ancora una volta.



POSTICIPARE IL GIORNO DELLA RESA DEI CONTI

Il capo della Banca Centrale Europa ha verbalmente giocato per mesi al gioco del posticipo, mentre ha inflazionato selvaggiamente. Mario Draghi ha continuato a dire che la BCE non avrebbe monetizzato i debiti dei PIIGS, ma lo ha fatto indirettamente consentendo alle banche centrali  nazionali ed alle banche commerciali di comprare i bond dei PIIGS, e quindi utilizzare questi bond come garanzia per i prestiti della BCE. Una cosa simile è arrivata con le assicurazioni verbali di Angela Merkel secondo cui non avrebbe venduto la sua nazione agli Eurocrati, e poi ha venduto la sua nazione alle Eurocrati ogni volta. "Le sue labbra dicono no-no, ma i suoi occhi dicono di sì-sì."

Il 26 Luglio, Draghi ha tenuto un discorso a Londra. Egli ha infine lasciato che la sua retorica cedesse il passo alla realtà delle pratiche della BCE. Ha detto quanto segue. "All'interno del nostro mandato, la BCE è pronta a fare tutto il necessario per preservare l'euro. E credetemi, sarà sufficiente. Nella misura in cui la dimensione dei premi dei bond sovrani [oneri finanziari] ostacolano il funzionamento dei canali di trasmissione della politica monetaria, rientrano all'interno del nostro mandato."

I mercati azionari mondiali sono saliti di almeno l'1% in pochi minuti. Il mercato azionario Spagnolo è salito di un enorme 6% in poche ore.

Ciò che ha detto era in realtà un grido di disperazione. Non sa cosa fare, oltre ad inflazionare. Sa che deve rompere il trattato di Maastricht che ha creato l'Unione Europea, ma non ha altra scelta. Deve uscire dai limiti del trattato relativo alla BCE. Egli definisce il suo ampio mandato. Sa che la Spagna è vicina al default. La BCE deve comprare i bond della Spagna, oppure fornire fondi ad altre agenzie affinché comprino le obbligazioni della Spagna. Il vertice nel week-end di un mese fa è già stato dimenticato. Il tasso dei bond decennali della Spagna è salito al di sopra della soglia di sicurezza del 7%.

Il sistema bancario Europeo è sostenuto dall'inflazione monetaria. Ci sono segnali che questo non può andare avanti ancora a lungo, ma i banchieri centrali hanno un'enorme fiducia in se stessi. Credono che il denaro fiat possa ritardare qualunque crisi grave. Credono che il denaro fiat sia l'asso nella manica. Lo credono anche i Keynesiani. Lo credono anche i politici. Credono davvero che l'autorità monopolistica del governo sulla supervisione della creazione di cifre sia la base della prosperità.

Gli investitori investono in cifre chiamate denaro. Sono convinti che la capacità delle banche centrali di creare cifre abbia eretto una soglia di sicurezza per le cifre degli investitori. Ritengono che una miscela prudente di investimenti generatori di cifre farà acquisire loro un tasso positivo di rendimento, misurato in cifre, fintanto che il numero totale delle cifre aumenterà. Questa è la chiave di ogni strategia d'investimento che è legata al motto "cifre investite ora, più cifre da investire dopo": un'offerta sempre maggiore di cifre.

Potreste pensare che gli investitori dovrebbero giudicare il loro successo negli investimenti da un aumento del reddito reale: cose, non cifre. Ma la stragrande maggioranza degli investitori presuppone che la roba arriverà inevitabilmente di conseguenza, se solo l'offerta di cifre aumenterà. Ecco il mantra di questa generazione: "Il sistema della produzione materiale dipende da un costante aumento dell'offerta di cifre."

Per questo motivo non vi è alcuna resistenza alla monetizzazione della banca centrale. Al contrario, vi è un tifo in questa direzione. I giornalisti seguono gli economisti. Gli economisti hanno adottato il mantra delle cifre con l'impegno zelante di un sacerdozio. Milton Friedman è il loro sommo sacerdote.



FRIEDMAN, NON KEYNES

Keynes era favorevole alla spesa pubblica per salvare il sistema. Ciò è universalmente sostenuto dagli economisti accademici. Ma c'è un problema con questo scenario: i tassi di interesse. I governi devono prendere in prestito. Da chi? A che prezzi?

Keynes aveva poco da dire analiticamente sulle banche centrali, ma il sistema bancario centrale è al cuore del debito pubblico. Gli economisti possono intonare il mantra della "spesa pubblica," ma questo non risponde alla domanda universale dell'economista: "A quale prezzo?"

È qui che entra in scena Friedman. Keynes fu il profeta della spesa pubblica. Friedman era il tizio con la visiera verde nella stanza sul retro. Scrisse i libri. Senza Friedman, Keynes & Company sarebbero stati dimenticati durante la Seconda Guerra Mondiale.

Keynes fu il profeta accademico del big government. Friedman era il sommo sacerdote del grande settore bancario centrale. Il sommo sacerdote eleva il denaro. Ogni profeta ha bisogno di un sommo sacerdote, oppure la religione scompare.

Friedman ha sostenuto per decenni che il sistema bancario deve solo creare denaro ad un tasso dal 3% al 5% annuo affinché l'economia sia prospera.

Non ho mai visto nessuno fare questa osservazione: il 5% è del 66% superiore al 3%, quindi Friedman non stava raccomandando nulla che si avvicinasse ad una moneta stabile. Tuttavia, i monetaristi hanno adottato il suo mantra. Quindi, i più noti difensori accademici del libero mercato hanno universalmente accettato la legittimità di un monopolio del governo, la banca centrale, come anche un cartello bancario commerciale a riserva frazionaria autorizzato dal governo. Solo gli economisti della Scuola Austriaca hanno respinto tale organizzazione giuridica, e ce n'erano pochi di loro. Nessuno ha avuto alcuna influenza.

Keynes si prende il merito come economista supremo dell'epoca, ma Friedman era più importante dal punto di vista operativo. Keynes promosse la spesa pubblica, ma disse poco sulla banca centrale. Al contrario, Friedman fornì la giustificazione teorica per il finanziamento dei deficit pubblici attraverso l'acquisto di debito pubblico da parte delle banche centrali.

Il problema era questo: i deficit durante le principali recessioni erano così grandi che un costante aumento dell'offerta di denaro dal 3% al 5% non bastava. Ne serviva di più. I banchieri centrali poi presero il loro monopolio e lo misero immediatamente in uso: espansione illimitata di denaro. Questo è ciò che fece la FED nel 2008.

La prevedibilità di un'inflazione monetaria costante non è mai stata onorata. La difesa di Friedman della banca centrale fu ben accolta dagli economisti Keynesiani. Il suo limite dal 3% al 5% venne ovviamente ignorato. Le banche centrali non hanno aderito al limite, come l'Internal Revenue Service non aderì alla legge del 1943 sul sostituto d'imposta come misura temporanea di guerra. Friedman fornì il supporto intellettuale anche per questa legge.

Una volta che vi consacrate al sacerdozio, vi accorgerete che le limitazioni che avete specificato non verranno più prese sul serio dal sacerdozio. Chiamatelo pure il fattore di Nadab e Abiu. Chiamatelo pure il fattore dei figli di Eli. Si palesa sempre.

Friedman fornì ripetute giustificazioni teoriche per le azioni del governo federale, basate sulla posizione ufficiale di un governo limitato. Nelle due aree più importanti della politica economica, le imposte sui redditi e la legittimità della banca centrale, si trovava esattamente a supporto del governo federale.

Una volta consacrato, le agenzie governative non hanno più prestato attenzione ai suoi limiti pratici sull'esercizio del potere. Questa è la maledizione di tutti coloro che raccomandano una politica di governo per rendere il governo più efficiente. Ciò favorisce soltanto l'espansione del potere del governo in nuove aree dell'economia. Poi i politici ed i banchieri centrali ignorano i limiti pratici raccomandati che avrebbero dovuto garantire la libertà e le sue benedizioni. Dategli un dito efficiente e si prenderanno tutto il braccio.



LIMITI ALL'IPERINFLAZIONE

Il limite principale è un'unità monetaria con valore zero. L'idea alla base dell'iperinflazione è rendere il governo capace di acquistare beni e servizi senza aumentare visibilmente le tasse. Questa politica cessa di funzionare quando l'unità monetaria scende a zero. A quel punto, l'unità monetaria ha solo una funzione economica pratica: ripagare il debito.

Una volta che lo stato supera i suoi debiti attraverso l'iperinflazione, spariscono i benefici da un'ulteriore inflazione. Non può più comprare qualcosa di valore.

L'economia torna al baratto prima che l'iperinflazione raggiunga il suo limite teorico di zero nel potere d'acquisto. Le autorità fiscali non possono valutare facilmente le tasse in regime di baratto. La maggior parte delle operazioni di baratto non viene registrata. Se un'azienda deve segnalare tali operazioni, paga le tasse alla fine del periodo fiscale. Da allora, il potere d'acquisto dell'unità monetaria è calato. Un conto fiscale è un debito. Il denaro iperinflazionato è eccellente per ripagare i debiti.

Così, il governo ricomincia. Uccide la vecchia valuta. Toglie un sacco di zeri. Poi il processo ricomincia daccapo. Ma, nel frattempo, la classe media è stata spazzato via. I fondi pensione sono svaniti. Le obbligazioni sono inutili. Il sistema politico ha subito una grande sconfitta. Il governo ha promesso sicurezza e giustizia, e ha consegnato insicurezza e ingiustizia.

Solo due nazioni dell'Europa Occidentale hanno sperimentato l'iperinflazione in tempo di pace: la Germania e l'Austria, dal 1921 al 1923. L'Ungheria ha subito la peggiore inflazione mai registrata immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ma non era un'economia industriale. Israele ha sperimentato l'iperinflazione a metà degli anni '80, ma è tornata in carreggiata prima della distruzione dello shekel. L'Argentina ha sperimentato l'iperinflazione alla fine degli anni '80.

Il mio punto è questo: i banchieri centrali sono consapevoli degli effetti a breve termine dell'iperinflazione. Questi effetti causano perdite nella produzione. Danneggiano le banche, soprattutto le grandi banche. Le banche prestano denaro; poi vengono rimborsate con denaro dal valore notevolmente deprezzato.

La base di capitale della nazione è compromessa. I prestatori di denaro a lungo termine vengono spazzati via. Non hanno più denaro da prestare dopo che il periodo dell'iperinflazione finisce. Se lo vedono arrivare e comprano asset solidi come beni immobiliari, come pochi fanno, allora nel periodo di recessione dopo l'iperinflazione si ritrovano con asset illiquidi. Se acquistano valute estere, si ritroveranno abbastanza bene, ma pochi investitori acquistano valute estere.

I banchieri centrali sono addestrati nei fondamenti del sistema bancario. Riconoscono la minaccia che l'iperinflazione rappresenta per il sistema bancario. L'ordine sociale è minacciato. Le loro pensioni sono minacciate. Pongono resistenze all'iperinflazione.



E' POSSIBILE L'IPERINFLAZIONE?

Nei primi anni '70, scoppiò un dibattito nel campo del denaro metallico tra deflazionisti, che sostenevano che l'iperinflazione non era più possibile, e gli inflazionisti, che dicevano che era inevitabile. Entrambe le posizioni sono ancora da dimostrare. Entrambe le posizioni hanno ancora i loro difensori.

Nel 1970, le posizioni erano rappresentate al meglio da John Exter (deflazionista) e Franz Pick (inflazionista). Pick era la prima persona che abbia mai sentito fare riferimento ai titoli di stato come certificati di confisca garantita.

Exter sosteneva che la struttura finanziaria era indebitata a tal punto che l'inflazione della banca centrale non avrebbe potuto salvarla da un massiccio sdebitamento durante un panico. Così, nonostante i tentativi delle banche centrali di rendere ancora una volta liquida l'economia, la struttura finanziaria al collasso avrebbe prodotto una deflazione nei prezzi.

Non ricordo se avesse avanzato la questione delle riserve in eccesso. Questo può essere un problema della mia memoria piuttosto che dell'analisi di Exter. Ma quello che abbiamo visto sin dal 2008 sembra confermare una parte della sua tesi, e cioè, la mancanza di effetti sui prezzi al consumo dell'inflazione della base monetaria da parte della Federal Reserve. Ma non c'è stato un crollo dei prezzi negli asset finanziari. Finora, la sua tesi non è stata dimostrata.

Disse che ci sarebbe stata una corsa verso l'oro in questa deflazione. Perché? Perché l'oro è il bene liquido definitivo. Presentò una piramide di liquidità crescente. L'oro era sul fondo. Vediamo ancora questa piramide nell'analisi economica. Potete vederla qui.

Eppure l'oro è sceso del 25% nel 2008, contrariamente alla sua previsione. Questo mette in discussione la sua teoria dei mercati finanziari sovra-indebitati come causa della deflazione.

Quello che non ha mai mostrato era questo: come l'offerta di moneta totale potrebbe contrarsi in un mondo in cui le banche sono protette dal fallimento da parte delle banche centrali. Se l'offerta di moneta non cala, allora non c'è motivo che i prezzi al consumo diminuiscano. I prezzi degli asset potrebbero calare, ma ciò non hanno nulla a che fare direttamente con i prezzi al consumo.

Quelli di noi che erano anti-deflazionisti tornavano su questo argomento. I movimenti dei prezzi all'interno dei mercati dei capitali non sono gli stessi movimenti dei prezzi nei mercati dei beni di consumo.

Poi c'è questo. La Federal Reserve ha legalmente il permesso di monetizzare qualsiasi cosa. Può monetizzare azioni, obbligazioni, materie prime – qualsiasi cosa.

La FED può acquistare l'S&P 500. Può acquistare futures dell'S&P. Può acquistare singole azioni. Semmai ci fosse un crollo dei prezzi delle azioni a causa di timori sulla deflazione della Federal Reserve, la FED potrebbe monetizzare l'intero mercato azionario.

La FED può entrare nei mercati in preda al panico e comprare qualsiasi classe di asset. Può scongiurare il panico fungendo da acquirente di ultima istanza, non solo da prestatore di ultima istanza.

Non c'è nessun venditore di un asset che non prenderebbe i soldi della FED. Non c'è una mancanza di fiducia nella FED grande abbastanza da spaventare un venditore di un asset il quale dirà, "Mi dispiace, ma i tuoi soldi non sono buoni qui." I venditori venderanno per i dollari.



CONCLUSIONE

Non credo che l'iperinflazione sia inevitabile. Penso che sia improbabile. Penso che un Grande Default sia inevitabile. I governi falliranno quando i lavoratori che pagano la Previdenza Sociale ed il Medicare, capiranno infine che
  1. questo non è nel loro interesse, e
  2. sono più numerosi dei vecchi.

I banchieri centrali sono arroganti. Pensano davvero che avranno il sopravvento. Pensano davvero che la creazione di moneta fiat da parte dei pianificatori centrali (se stessi) sia più potente delle forze del libero mercato (investitori). Credono davvero di poter trovare un via di mezzo adeguata tra il crollo deflazionistico e l'iperinflazione. Quindi, non useranno tutte le risorse disponibili. Non iperinflazioneranno a meno che non saranno costretti dal Congresso.

Paul Volcker è il modello. Invertì le politiche del mal equipaggiato G. William Miller, che venne convinto a dimettersi da Carter dopo soli 18 mesi di servizio. Volcker tenne duro dall'autunno del 1979 fino al 13 Agosto 1982. Da allora, la popolazione perse la sua paura dell'inflazione. Era passato attraverso una serie di recessioni.

Volcker salvò il dollaro ed il mercato obbligazionario. Lasciò che i politici pagassero il prezzo: prima Carter, poi Reagan. Reagan venne esposto alla tempesta perché l'economia era tornato indietro nel 1984. Distrusse Walter Mondale.

Oggi l'indebitamento è molto maggiore. L'indebitamento delle grandi banche è molto più grande. La popolazione si fida ancora di Bernanke e di Draghi. Gli investitori pensano che le banche centrali possono salvare il sistema da una catastrofe. Non penso proprio. Ma credo che le banche centrali abbiano la loro scelta tra le catastrofi: deflazione/depressione VS. iperinflazione/depressione. Credo che cercheranno di navigare in una via di mezzo, ma quando arriverà il momento critico, rischieranno una deflazione controllata, con salvataggi selettivi delle grandi banche.

Le banche centrali non sono qui per salvare i governi, che vanno e vengono. Sono qui per salvare i loro clienti: le grandi banche. Sanno dove viene imburrato il loro pane.

Ma semmai il Congresso nazionalizzasse la FED, allora l'iperinflazione sarebbe una possibilità reale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


sabato 28 luglio 2012

Il trionfo della politica

Ricordate il personaggio William Hudson, interpretato da Bill Paxton, in Alien 2 di James Cameron? Prima di partire per la missione in cui sarebbe finito in una trappola mortale poiché accerchiato da milgiaia di alieni affamati, era baldanzoso e spaccone. Una volta che però realizza la gravità della situazione cede al panico, e devo dire che certe sue esternazioni sono grottescamente esilaranti. Ma una di queste in particolare ricorda il nostro zio Mario che, nonostante mantenga all'apparenza una certa calma, in realtà vorrebbe urlare e strapparsi i capelli. Infatti, ha promesso che farà di tutto per mantenere in piedi questa baracca Europea che cade a pezzi ma negli ultimi tempi ha alquanto rallentato il suo supporto alla cartaccia obbligazionaria Europea. Ora è finito definitivamente in trappola: "Il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi è finito all'angolo. Il mercato obbligazionario Spagnolo ed Italiano ha sperimentato un rally ieri, in quanto gli investitori hanno applaudito il segnale di Draghi secondo cui la BCE è pronta ad intervenire per ridurre i rendimenti in aumento. Ora deve mantenere la parola, o affrontare una profonda delusione sui mercati finanziari, dicono gli analisti. Il rischio è quello di alienarsi i decisori politici più importanti del consiglio della BCE, come il Presidente della Bundesbank Jens Weidmann. La Bundesbank ha ribadito oggi la sua opposizione agli acquisti di obbligazioni."
Il problema? I bond Europei sono degli asset colabrodo. Fate le vostre scommesse.
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di Detlev Schlichter


Il 15 Agosto 1971 il Presidente Richard Nixon dichiarò che gli Stati Uniti non avrebbero più onorato la loro promessa di cambiare i dollari posseduti dalle banche centrali straniere con l'oro ad un prezzo fisso di $35 l'oncia. Il termine innocuo "Nixon chiuse la finestra dell'oro," che ora viene ampiamente usato per descrivere questo atto, non trasmette abbastanza il suo significato. (Doveva impedire a qualcosa di uscire o di entrare dalla finestra? La finestra può essere riaperta di nuovo?)

Ciò che fece Nixon fu tagliare l'ultimo legame ufficiale tra la valuta di riserva mondiale e l'oro, e quindi rimuovere il vincolo ultimo sulla creazione di moneta fiat.

Era un grosso problema? – Sì, lo era. In effetti, solo ora stiamo iniziando a comprendere le sue conseguenze. Infatti, la crisi attuale non è altro che la fine di questo sistema, o non-sistema, di questo ultimo esperimento dell'umanità, e finora più ambizioso, con il denaro fiat senza restrizioni. Il primo e vero standard cartaceo globale.

Nixon sapeva che era grande. In TV quel giorno si sentì costretto a rassicurare il pubblico Americano che ciò era solo temporaneo e che il potere d'acquisto del dollaro era al sicuro. Quarantuno anni dopo siamo ancora nello stesso sistema (o non-sistema), e il dollaro ha perso l'80% del suo potere d'acquisto.

Ma gli economisti mainstream, che non erano neppure coinvolti nella progettazione di questo sistema (o non-sistema), in quanto nessuno lo ha progettato poiché era semplicemente il frutto dell'opportunismo politico – questi economisti oggi ci dicono che questo sistema è grande, è a nostro vantaggio. Dovremmo essere grati per questo.

Il sopra citato calo dell'80% del potere d'acquisto non è tutta la storia, poiché rappresenta solo il CPI, l'indice dei prezzi al consumo. Negli ultimi trenta anni, un sacco di soldi non sono stati incanalati prevalentemente nei mercati dei beni di consumo, ma nel mercato azionario, nel mercato obbligazionario, nel mercato immobiliare, e di nuovo nel mercato obbligazionario. Ciò ha creato illusioni di ricchezza. Ha anche creato un sacco di debiti, banche sotto stress, una gigantesca industria finanziaria, bolle varie, ed ancora più debito. E' accaduto in tutto il mondo. E ogni volta che questo castello di carte sembra crollare – stampiamo più soldi!

Semplice. Cosa può andare storto?

Naturalmente, c'è stato anche un progresso economico reale durante questi quarantuno anni. Imprenditorialità, commercio, innovazione, risparmio, e tutta quella roba vecchia di cui gli economisti moderni ed illuminati non parlano più. Ma in cima a quella prosperità vera si è accumulato uno strato sempre più spesso di finzione della prosperità. Ed i nostri economisti si sono adattati a questa nuova realtà – una realtà creata non da loro, o dalle loro teorie, ma semplicemente dal cinico opportunismo politico – e sono diventati esperti delle varie tecniche dei governi per creare benessere illusorio e brevi scatti di crescita. Lo stimolo. Una crescita attraverso bassi tassi d'interesse. Una crescita mediante l'aumento del debito. Una crescita attraverso la svalutazione della moneta. Una crescita attraverso la politica fiscale. Una crescita attraverso la politica monetaria.

Gli economisti moderni non conoscono il capitalismo. Certamente non se ne preoccupano. Se l'economia cresce è grazie ad una buona politica, il che significa tassi di interesse bassi e stimolo. Se l'economia non cresce, è a causa di una cattiva politica, il che significa tassi di interesse troppo alti (anche se sono zero) o la banca centrale non ha stampato abbastanza soldi. Sin da quando Nixon "chiuse la finestra dell'oro," abbiamo progressivamente sostituito il risparmio con il credito a buon mercato, il mercato con la politica, e gli imprenditori e l'innovazione con il FOMC ed il G20.

Sin dal 1971, il numero e l'intensità delle crisi bancarie in tutto il mondo sono saliti notevolmente secondo Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, e loro non sono economisti anti-establishment. I livelli di debito sono esplosi. I dieci anni prima dell'inizio di questa crisi nel Luglio 2007 hanno visto aumentare i prezzi delle case negli USA di dieci volte più velocemente che negli ultimi cento anni.

Guardate il mondo di oggi. E' una coincidenza che tutte le principali banche centrali del mondo hanno tassi di interesse pari a zero per sostenere le banche in bancarotta ed i governi in bancarotta?

Stranamente, oggi sono i sostenitori di una moneta solida e sonante che devono spiegare le loro idee ataviche. — Gold standard? Per figure istituzionali come Lord Skidelsky, i sostenitori di un ancoraggio all'oro sono come quei druidi che si vestono in abiti strani e adorano dèi antichi — piuttosto che, come si addice all'economista moderno ed illuminato, prostrarsi in adorazione presso l'altare di Keynes, del FMI, e del big government. E l'ex-banchiere centrale DeAnne Julius sa solamente che sarebbe sciocco tornare ad un gold standard. Tutto il potere alla burocrazia!

Quello che trovo affascinante è quante persone intelligenti sono disposte a fornire un sostegno intellettuale ad un sistema che non è il risultato del discorso intellettuale, ma è nato — piuttosto non-intellettualmente — dal potere della politica, dall'opportunismo e dalla protervia, e sta chiaramente cadendo a pezzi. Il nostro sistema finanziario (o non-sistema) offre un ottimo esempio del detto di Nietzsche secondo cui indagare la vera origine e la reale motivazione dietro le cose porta spesso a risultati sorprendenti. Lo scopo e il design intelligente, che molte persone credono si trovi dietro le varie istituzioni, sono spesso compresi col senno di poi.

Ancor più bizzarra è la volontà di assolvere la classe politica dalla sua responsabilità per il disastro che ha inflitto su di noi, e di guardare alla classe politica come soluzione per questo crescente disordine. C'è qualcosa di inquietante e rivoltante nella riverenza patetica dei commentatori, degli analisti e degli economisti per la burocrazia politica, i banchieri centrali del G20, i ministri delle finanze; come è possibile che ogni parola che dicono venga scrutinata per un qualsisi indizio di un altro programma intelligente, di un'altra iniziativa politica che potrebbe far sparire tutti i nostri errori passati e che potrebbe rendere lo status quo ancora operabile. "Il debole mercato del lavoro potrebbe costringere la FED all'azione," come se la FED avesse la chiave per la soluzione in qualche cassetto, come se tutto ciò che fosse necessario ora sarebbe un altro giro di QE, un altro taglio dei tassi, un'altra contorta manipolazione dei prezzi.

Mi chiedo se quarant'anni di cartamoneta hanno reso i politici più audaci e gli economisti più stupidi. Ma forse in questa fase sono entrambi semplicemente sempre più disperati.

E niente è più pericoloso per il proprio benessere personale e materiale, e per la propria libertà, dei politici disperati. I politici disperati pensano che il fine giustifica i mezzi. Non ci sono vincoli tollerati sul loro processo decisionale ad hoc. Le leggi devono essere modificate se mettono i bastoni tra le ruote.

Il 27 Ottobre 2010, la Cancelliera Angela Merkel ha promesso al parlamento Tedesco che il fondo di salvataggio EFSF (Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria – non si poteva avere successo con questa roba!) era una cosa temporanea. Tanto temporanea quanto la finestra chiusa di Nixon, si presume. Nel Febbraio del 2010, la Grecia era già stata salvata per la prima volta – in violazione della clausola che violava tale pratica nei trattati Europei. Ora un fondo di salvataggio era necessario. Ma non preoccupatevi. E' solo temporaneo. E sappiamo quello che stiamo facendo.

Naturalmente, non appena c'era bisogno di più salvataggi, l'EFSF è cresciuto. Sarà ora sostituito dall'ESM – il Meccanismo Europeo di Stabilità, per favore non ridacchiate. E questa cosa è, naturalmente, permanente. (La Corte Costituzionale Tedesca lo approverà al più presto. Non c'è da preoccuparsi.)

Che cosa hanno da dire in proposito i nostri commentatori ed economisti mainstream? – Grande! Abbiamo bisogno di un bazooka più grande! La Merkel dovrebbe fare di più!

OGNI legge, regolamentazione e restrizione che faceva parte del progetto originale dell'UEM è stata infranta.

I limiti sui deficit di bilancio e i limiti complessivi sul debito pubblico (Criteri di Maastricht)? – Ignorati.

Il disposizione per un divieto ai salvataggi? – Ignorata.

Il divieto della BCE di acquistare titoli di stato a sostegno della politica fiscale? – Aggirati con la più debole delle scuse.

Ammettiamolo. Non vi è alcun piano qui. La classe politica sta perdendo il controllo. Non c'è nemmeno una cospirazione. Vi è una mancanza di controllo, di direzione e di progettazione. Un rattoppo dopo l'altro, e ognuno ci porta un passo più vicino ad un finale di partita molto brutto.

Pioché l'opzione finale è sempre la stessa, non solo nella Zona Euro dove la nuova "speranza" è arrivata sotto forma di apparente disponibilità di Mario Draghi ad acquistare maggiore debito pubblico, ma anche negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Giappone ed in Cina: stampare più soldi.

Se non avete debito (o ne avete poco), se siete un cittadino produttivo e se avete risparmiato un po', siete già nel mirino della burocrazia politica. In ogni caso la vostra proprietà vi verrà sottratta attraverso le tasse o attravero l'inflazione. Probabilmente in entrambi i modi.

La più grande minaccia alla proprietà ed alla vostra libertà individuale non proviene dai mercati e neanche dai banchieri. Proviene dalla politica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


venerdì 27 luglio 2012

Perché la Francia è sulla strada per diventare la nuova Grecia

C'è un motivo se la Francia ultimamente ha cambiato repentinamente rotta sul cosiddetto scudo anti-spread. Infatti, proprio l'altro ieri Hollande ne richiedeva una attuazione celere. La situazione, come vedremo nell'articolo di oggi, è destinata a diventare peggiore di quella Greca. Eppure le soluzioni ai vari guai fiscali di ogni paese della zona euro sono state ripetute più e più volte; anche la Svezia pare averlo compreso. Ma ciò non ha per nulla interessato Draghi che ieri ha dichiarato: "La BCE è pronta a fare tutto quanto necessario per salvaguardare l'euro. E, credetemi, sarà sufficiente."
Sarà sufficiente, davvero? Finora non ha portato a grandi risultati questa politica, ma Draghi è un Keynesiano. E' convinto che implementare più della stessa cosa su una scala maggiore risolverà i problemi dell'Europa. Ma salta all'occhio un'altra sua dichiarazione: "L'Eurozona ha bisogno di più unione."
Ecco cosa sta aspettando lo zio Mario prima di riempirci definitivamente di carta straccia. Pregate che l'euro finisca, presto.
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di Thomas Pascoe


L'euro oggi è diretto verso sud rispetto a tutti gli avversari tranne che alla Corona Britannica (come riporta FT Alphaville), la quale è impegnata in una picchiata tutta sua. La ragione? Il debito Spagnolo a 10 anni sta rendendo il 7.5%, la metà di quello che dovrebbe rendere ma abbastanza da spaventare i mercati non ancora pronti ad affrontare una deflazione inevitabile di ciò che è stato a lungo una super-bolla dei bond.

Questa bolla è particolarmente evidente in Francia. I livelli di debito che ha il paese sono tanto insostenibili quanto quelli della Gran Bretagna, eppure le sue politiche sono più irresponsabili ed i suoi rimedi più limitati. Anche se è considerata un paese chiave nella zona euro, il profilo economico della Francia ha ora più somiglianza con quello della Grecia.

Il debito pubblico in Francia è al 86.1% del PIL (146% se vengono incluse le passività della BCE e le garanzie bancarie). Il deficit di bilancio previsto quest'anno è del 4.5%, con la Francia che si è esentata dalle istruzioni dell'UE di portare il deficit al 3% entro la fine dell'anno.

Questi numeri non sono inusuali nel contesto delle economie della zona euro in generale. Ciò che distingue la Francia è la mancanza della volontà politica di affrontarli e, di conseguenza, un debito previsto in rapporto al PIL che la posizionerà saldamente tra il gruppo dei PIIGS.

Un documento del 2010 della Banca dei Regolamenti Internazionali – citato dall'economista John Mauldin nel suo brillante dispaccio sui "leoni nascosti" – ha cercato di proiettare i probabili effetti di tre percorsi politici separati da parte dei governi Europei. Questi variano in gravità rispetto ai governi che essenzialmente vengono presi in considerazione; gli autori ritengono politicamente possibile un'austerità più pronunciata, ovvero, un graduale abbassamento della spesa pubblica mentre i diritti legati all'età vengono congelati.

I risultati vengono catturati nei seguenti grafici che mostrano le proiezioni del debito pubblico/PIL:




A prima vista sareste perdonati se avevate pensato che gli autori avevano semplicemente copiato e incollato il grafico Francese nella colonna Greca:




Anche sotto il più selvaggio di questi modelli di austerità, il debito pubblico Francese ha raggiunto il 200% del PIL in 30 anni. Utilizzando lo scenario di base, il debito raggiunge il 400% del PIL nello stesso arco di tempo a causa dell'invecchiamento della popolazione, dell'elevata disoccupazione strutturale e della perpetua ed eccessiva spesa del governo.

Lo scenario peggiore non è un'esclusiva della Francia. Tra i paesi della zona euro, sia gli Olandesi  che la Grecia andrebbero così male come la Francia se la tesi di base si rivelasse corretta. A differenza della Francia, gli Olandesi sono in grado di esercitare un controllo significativo sul loro destino attraverso misure di austerità. Lo scenario migliore vede il debito Olandese sotto il 100% del PIL.

Le cifre delineano l'entità del problema Britannico. Non solo la spesa corrente e gli schemi demografici lasciano la Gran Bretagna di fronte ad un debito in rapporto al PIL simile a quello dei Francesi tra 30 anni, ma i pagamenti degli interessi raggiungerebbero da soli il 26% del PIL.

Detto questo, gli Americani ed i Britannici hanno entrambi due opzioni non disponibili per la Francia. In primo luogo, possono continuare a stampare carta per onorare i loro debiti, e quindi sostenere il pagamento del debito altrimenti impraticabile. Ho il sospetto che lo faranno entrambi, anche se ciò svaluterà i risparmi ed i salari dei rispettivi cittadini.

In secondo luogo, entrambi hanno la possibilità di annullare le emissioni obbligazionarie acquistate dalle loro banche centrali con il Quantitative Easing. In un colpo, questo potrebbe ridurre il debito pubblico a meno del 50% del PIL. Questo è politicamente impossibile per la zona euro, dato che i costi ed i benefici sarebbero avvertiti in modo molto diverso tra i diversi bond sovrani.

Il Giappone, l'altro debitore di vitale importanza nell'economia globale, ha una via d'uscita anch'essa preclusa alla Francia. Mentre i suoi livelli di debito sono fuori controllo, i suoi oneri finanziari sono contenuti grazie alla pratica dei pensionati Giapponesi di investire i loro risparmi di una vita in titoli di stato. Indipendentemente dalla domanda mondiale, l'appetito interno per il debito nazionale terrà i tassi bassi.

La Francia non ha accesso ad alcuno di questi rimedi – deve pertanto fare affidamento sui tagli nazionali. Per questo motivo l'organizzazione dell'uro è così difficile per molti paesi della zona euro – la Germania non consentirà loro di "barare" nel modo in cui la Gran Bretagna e gli Stati Uniti stanno facendo attraverso la svalutazione delle loro valute.

Infine entra in scena Monsieur François Hollande. In un momento in cui la Francia ha un disperato bisogno di un piano per rinvigorire l'industria privata, ridurre la spesa e favorire il ritorno del capitale, i Francesi hanno eletto un uomo impegnato a guidare i capitali dal paese e ad aumentare la spesa pubblica.

I tentativi di Mr Hollande di risolvere il problema Francese hanno finora comportato:

  • Introduzione di una tassa su chiunque possieda asset in Francia, ma vive all'estero, che vedrà il 15.5% delle plusvalenze sui beni trasferiti allo stato.

Queste riforme forse avrebbero potuto funzionare nel 1960 quando c'erano sufficienti tassi di cambio e controlli sull'immigrazione in Europa per evitare l'esodo di massa di persone e di capitali all'estero. Ora non hanno la minima prospettiva di funzionare.

La Gran Bretagna ha scoperto, quando ha aumentato le tasse su quelli che chiamava i "super ricchi," che queste non sortiscono alcun reddito aggiuntivo. I ricchissimi sono ora troppo liberi per sottoporsi a qualsiasi regime di tassazione che reputano iniqua. Coloro che vengono martellati tendono ad essere gli operatori di medio livello quasi alla fine della loro carriera. La vera caccia grossa spesso sfugge.

Così come sono, le politiche di Hollande si basano sul punto di vista politico che Orwell credeva di scorgere in Dickens, l'idea che i ricchi dovrebbero essere più suscettibili all'imposizione fiscale e che se così fosse tutto andrebbe per il meglio.

Non è probabile che questo accada presto. L'andamento economico della Francia andrà probabilmente in bancarotta sotto l'attuale sistema, la sua linea politica la rende inevitabile. E' troppo grande per essere salvata, ma alla fine avrà bisogno delle stampa di denaro per onorare i suoi debiti. Per fare ciò dovrà lasciare l'euro.

L'economia Francese può e sopravviverà ancora per qualche tempo nella sua forma attuale. Gli squali stanno girando intorno ad altri corpi nell'acqua, e fino a quando i mercati obbligazionari rendono i costi di finanziamento un problema di oggi e non di domani, il problema può essere rimandato. Verrà il tempo, tuttavia, in cui l'inerzia interna della Francia si tradurrà in un crack della valuta nel suo complesso. L'ora non è ancora nota, ma il corso sembra segnato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


giovedì 26 luglio 2012

A breve l'euro avrà voglia di sangue

Viviamo in un mondo in cui gli interessi speciali connessi con l'establishment vengono strenuamente salvaguardati, tenuti in vita artificialmente anche quando dovrebbero andare in bancarotta per i loro oneri finanziari. I poteri in carica hanno bisogno di ogni singolo anello della catena che trattiene il libero mercato dall'apportare quelle modifiche che purificano l'economia dagli errori commessi nel passato. Ma è una lotta impari, le leggi naturali vincono sempre su quelle artificiali; per quanto si sforzano i pianificatori centrali la loro lotta contro la realtà economica può solo rinviare l'inevitabile. Perché perderanno? Ieri i tassi di interesse dei bond Spagnoli sono schizzati al 7.5%. I problemi fiscali causati dalla sconsideratezza del governo di Madrid battono i pugni sul tavolo, e ovviamente i politici non si sono presi assolutamente la responsabilità di questo casino finanziario ed hanno accusato la "speculazione." Hanno quindi vietato le vendite allo scoperto. Problema risolto? Non credo proprio. Inoltre, ora la Francia sta iniziando anch'essa ad annaspare vistosamente. E se saltano i "galletti," salta l'Europa. L'ultima parola ce l'avrà la BCE: inflazionare o morire. Monetizzare i vari debiti o morire. Una politica senza dubbio disastrosa che segnerà l'ultimo rantolo dell'arroganza pianificatrice di coloro che pretendono di "sapere di più." Quale potrebbe essere il segnale dell'innesco di questa follia? Leggiamo.
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di Alasdair Macleod


All'interno della zona euro c'è grande nervosismo. Ad un estremo ci sono i costi punitivi di indebitamento della Grecia, di Cipro, del Portogallo, dell'Irlanda, della Spagna e dell'Italia, dall'altra ci sono i tassi di interesse pari a zero o negativi della Germania, dei Paesi Bassi e della Finlandia. Senza dubbio il primo gruppo genera il secondo poiché gli investitori in cattività nell'euro devono comprare titoli di stato, e questo requisito viene incanalato verso la sicurezza ed al riparo dai rischi.

Questo è l'opposto della convergenza che era intesa alla base della creazione dell'euro. L'euro stesso, come si può vedere dal grafico qui sotto, non sembra più tanto in salute, e sicuramente questa non è una coincidenza. Inoltre, se rompe il livello di 1.2000 rispetto al dollaro USA, il grafico risulterà davvero pessimo.




Il potenziale punto debole dell'euro, che sul grafico viene suggerito dal fatto che c'è uno scarso supporto visibile al di sopra del livello $0.80 una volta che viene rotta la soglia di $1.2000, sottolinea che le attuali difficoltà della zona euro potrebbero iniziare ad avere un grave effetto sulla valuta. È dunque tempo di pensare allo stesso euro.

Lanciato nel Gennaio del 1999, i membri originali della zona euro ammorbidirono le regole di ingresso per soddisfare i requisiti d'entrata in base ai deficit di bilancio ed al livello del debito pubblico. Questo non è stato un inizio di buon auspicio, ma hey, i governi ammorbidiscono sempre le regole, non è vero? La Grecia si è quindi unita due anni più tardi, e avrebbe avuto una grave crisi di finanziamento se non l'avesse fatto. Si trattava ora di ammorbidire le regole ad un nuovo livello.

Seguì quello che l'economista Philipp Bagus giustamente ha chiamato la tragedia dei beni comuni. I membri della zona euro, che da soli avrebbero avuto difficoltà di accesso al credito, utilizzarono i bassi tassi di interesse della Germania per prendere in prestito, ancora e ancora. Questo non fu un problema fino a quando non arrivò la crisi finanziaria del 2008, quando l'indebitamento divenne progressivamente più difficile e comparve lo spettro dell'insolvenza.

Questi sono i sostenitori dell'euro. Su una regola approssimativa, misurata dagli impegni a sostegno dello European Financial Stability Facility, il 41% dei sostenitori dell'euro ha chiesto, o è probabile che chiederà, un salvataggio di se stessi. Questo ci riporta allo stesso euro, una moneta fiat che dipende per il suo valore dalle promesse del governo.

La differenza tra questa moneta fiat e tutte le altre è che non esiste un singolo governo a sua garanzia. Hanno delegato ogni aspetto della moneta alla Banca Centrale Europea, il cui bilancio è sempre più precario. Normalmente questo non avrebbe importanza, perché i mercati si consolerebbero del fatto che un singolo governo potrebbe sostenerla grazie ai suoi poteri di imposizione fiscale. In questo caso abbiamo 17 governi, alcuni dei quali insolventi, ed i governi solventi sono riluttanti a sottoscrivere il tutto. E uno dei governi solventi, la Finlandia, è molto probabile che abbandonerà la nave-euro che affonda: la Finlandia è in primo luogo Scandinava, e solo in secondo luogo Europea. Partecipa ai salvataggi solo se ottiene garanzie extra. E' improbabile che rimarrà impegnata nel progetto della zona euro se continuerà a deteriorarsi.

Non c'è nessuna promessa di un governo identificabile a sostegno dell'euro e della BCE. Questo potrebbe molto presto iniziare a pesare, ed è per questo che il livello USD1.2000 dovrebbe essere monitorato. E se questo accade, i tassi di interesse della Germania, dell'Olanda e della Finlandia saranno destinati a salire in territorio positivo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


mercoledì 25 luglio 2012

La Grande Recessione: Presente e Passato





Quando vengono riproposte vecchie azioni di pianificazione centrale atte a distorceere visibilmente il panorama economico, state pur certi che questo è un chiaro segno di disperazione. In questa ottica si possono comprendere le recenti misure di  divieto di vendite allo scoperto dei bond in Italia e Spagna. Sarebbe interessante, poi, sapere chi è che effettua queste vendite e perché. Vuoi vedere che sono le stesse entità che l'estate scorsa tentavano di racimolare liquidità come cani rabbiosi mentre i rendimenti di suddetti bond si impennavano? Vale a dire, Unicredit, Intesa San Paolo e compagnia cantante? Lo zio Mario si offrì, infine, di raccogliere questo pattume obbligazionario per tirare avanti la carretta poiché nessuno era intenzionato a finanziare più un'entità sconsiderata come il governo Italiano. I prezzi di quei bond, infatti, erano in caduta libera nonché le quotazioni di suddette banche.

Ora lo zio Mario ha abbassatto il tiro e mantiene la situazione in una sorta di limbo, molto probabilmente lo scopo di questa attesa è la volontà di accelerare le pratiche di un'unione fiscle e bancaria totale dell'Europa.

Come stiamo amaramente imparando queste sono solo soluzioni-palliativo. Servono a dilatare i tempi del Grande Default. Governi in bancarotta e banche sull'orlo del fallimento sono l'obiettivo primario della BCE, è questo il suo vero mandato. Finora ha consentito ad entità improduttive di pasteggiare a scapito di tutta la popolazione fornendo loro quel mezzo in grado di trasferire ricchezza dalla parte produttiva della società alla parte improduttiva: denaro fiat manipolato quasi-gratis. E' chiaro che tale situazione è insostenibile, e Spagna ed Italia rappresentano circa il 30% del PIL Europeo.




I painificatori centrali stanno semplicemente tentando di risolvere i problemi economici attraverso un maggiore accumulo di debito. Come è possibile ripagare un debito quando circa il 25% della forza lavoro è disoccupata ed i redditi vengono erosi? Ha senso sommergere la Spagna con ulteriori prestiti quando non è nemmeno in grado di onorare quelli che ha hià contratto?

Gli investitori credono di no. Infatti, la Spagna ha perso la fiducia dei trader a breve termine del suo debito. Il valore dei bond a 5 e 2 anni è in calo verticale.






Bisogna tagliare le spese per ripagare i propri debiti. Implementare le riforme strutturali necessarie per far fare un passo (e forse anche più di uno) indietro all'enorme apparato buroctatico-statale che drena risorse all'economia reale.




Questa immagine vale più di mille parole: è una fotografia dei mercati finanziari di paesi Europei e non-Europei.. Lo ha capito la Germania. Lo ha capito l'Estonia.

Ma finora abbiamo analizzato il presente. Molte persone non conoscono a fondo il passato. L'informazione mainstream ha creato una cortina fumogena semi-impenetrabile sull'argomento. E questa è una lacuna da colmare se si vuole avere le idee chiare su cosa ci aspetta in futuro e come questa situazione sia potuta emergere. Vi consiglio, quindi, di visionare il vide qui sotto chiamato "Fraude," con i contributi degli economisti della Scuola Austriaca Huerta De Soto e Philipp Bagus. Dura circa 68 minuti, quindi bibita e pop-corn sono d'obbligo.





martedì 24 luglio 2012

Gli Intoccabili

Ieri mattina i mercati azionari di Spagna ed Italia erano affondati fino al 5%, e il coro mainstream subito richiedeva a gran voce l'intervento celere dello zio Mario. I bond Spagnoli a 10 anni sono addirittura arrivati alla soglia del 7.50%. Non solo, ci sono diverse città Spagnole sull'orlo della bancarotta e questo significa latrati in favore di un salvataggio da parte del governo nazionale, il che a sua volta vuol dire la necessità di maggiori finanziamenti, il che a suo volta vuol dire maggiori livelli di indebitamento e tassi di interesse crescenti. Lo stesso vale per l'Italia. La BCE pare ancora non voler intervenire direttamente, è probabile che il suo obiettivo è mantenere una situazione di panico ancora per un pò al fine di accelerare l'unione bancaria e fiscale dell'Eurozona; e non scordiamoci di come il bilancio della BCE sia già pieno di monnezza obbligazionaria dei PIIGS. Gli Stati Uniti non se la passano meglio, ma il pollo da spennare si chiama Cina e nonostante si divincoli lo zio Sam fa di tutto per fare in modo che acquisti la sua monnezza obbligazionaria. Ciò (e la crisi Europea) ha permesso allo zio Ben di risparmiare inchiostro. Questo è il quadro attuale, in cui ci sono delle entità (banche centrali e governi) che hanno dato vita a tutto questo casino finanziario ma nonostante ciò vengono chiamate in causa per "risolvere" i problemi causati da loro stesse. La BCE, dopo aver azzerato gli interessi sui depositi delle banche presso la BCE stessa, è pronta a maggiori manovre distorsive a livello "molecolare." La FED, dato il recente rallentamento della creazione di denaro, è molto probabile che affronterà presto un altro evento recessivo. La tipografia bancaria centrale è pronta a sfornare cartaccia colorota a tavoletta, ci sono sempre più salvataggi da effettuare. Un'inflazione nei prezzi di massa senza precedenti alzerà il suo brutto muso. Fate le vostre scommesse.
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di Gary North


La parola "intoccabile" vuol dire qualcosa di diverso in India rispetto a quello che vuol dire in Occidente. In India, nessuno vuole essere un intoccabile. In Occidente, ottenere lo status di intoccabile è la meta organizzativa suprema.

In India, lo stato di intoccabile vuol dire che non è possibile spostarsi verso l'alto. In Occidente, significa che non si può essere spostati in giù.

In ogni nazione Occidentale, alcune istituzioni sono intoccabili. Chiunque le sfidi è considerato un rivoluzionario, un pazzo, o un individuo in cerca di pubblicità.

Lo status di intoccabile vuol dire che l'organizzazione ottiene un pasto gratis nella società. I suoi errori sono trascurati. Le sue deviazioni dagli standard stabiliti sono trascurate. E' immune dalle critiche usuali a cui tutte le altre istituzioni vengono sottoposte.

Il Partito Comunista nell'Unione Sovietica aveva questo status. Così anche il Politburo.

Queste organizzazioni sono al centro dell'ordine sociale. Sono immuni dalla politica perché sono la base del potere. I famosi Poteri In Carica, i cui interessi sono legati al successo di queste istituzioni, hanno una tale influenza che possono esercitare pressioni socialmente efficaci su coloro che vanno all'attacco di queste organizzazioni.

Si ritiene impensabile che la società possa funzionare senza un'istituzione intoccabile. L'organizzazione è così profondamente radicata nel pensiero degli intellettuali che i leader non sono letteralmente in grado di immaginare come la società possa esistere senza di essa.

Ci possono essere burocrazie oscure che non vengono mai criticate dalla stampa. Questo è perché hanno così poca influenza che quasi nessuno sa della loro esistenza. Non sto parlando di queste. Sto parlando di agenzie potenti con circoscrizioni di grandi dimensioni. Hanno pochi nemici. Non sono soggette a tagli di bilancio. Non ci sono rivali elettorali che sarebbero felici di vederle chiudere.

Eppure ad un certo punto della storia di una nazione, la società e la politica ce la fecero senza tutte le organizzazioni attualmente intoccabili. Non  solo non erano intoccabili, ma non esistevano.

Oggi ci sono due organizzazioni in Occidente così: il sistema della scuola pubblica ed il sistema bancario centrale.



LE SCUOLE PUBBLICHE

Il primo famoso sostenitore della scuola dell'obbligo in Occidente fu Martin Lutero. I Calvinisti Scozzesi approvarono una legge nel 1616. Trent'anni dopo nel Massachusetts vennero resi obbligatori la frequenza obbligatoria e il finanziamento fiscale di genitori poveri. Ma la legge non venne applicata ampiamente per due secoli. Poi gli Unitari acquisirono il controllo sulla politica del Massachusetts. Nel 1833 le chiese congregazionali vennero smantellate in Massachusetts. Quattro anni dopo ebbe inizio il sistema della scuola pubblica in tutto lo stato. Un nuovo sacerdozio sostituì quello più antico.

Non è più possibile per l'Americano medio immaginare l'America senza le scuole finanziate dalle tasse e la frequenza obbligatoria, come non era possibile per il residente medio del Massachusetts nel 1650 immaginare un commonwealth santo senza chiese finanziate dalle tasse e la frequenza obbligatoria. Eppure questo mondo si palesò quando la maggioranza delle persone finalmente cambiò idea.

I Poteri In Carica non mandano i loro figli nelle scuole obbligatorie finanziate con le tasse. Almeno 140 anni fa, crearono un sistema scolastico separato nel Nord-Est, modellato sulla falsariga delle scuole private – chiamate pubbliche – in Inghilterra. I loro figli non si sono mai mescolati con la gente comune.

Così, quelli al vertice comprano la via d'uscita ai loro figli. Fanno in modo che i giovani delle masse passino una dozzina di anni nei mulini della propaganda i cui curricula materiali sono progettati o per lo meno certificati dai professori della Columbia, di Harvard, di Yale, di Chicago, della Stanford, e di altre università della Ivy League. I mezzi del controllo sociale sono nelle loro mani, ma i loro figli non sono sotto l'autorità di questo sistema.

E' la stessa cosa in tutta Europa. L'élite al potere mantiene il controllo attraverso i sistemi scolastici obbligatori, a cui la loro ricchezza li permette di sfuggire.

E' possibile criticare le metodologie e le pedagogie delle scuole pubbliche. Le mode delle riforme vanno e vengono come le efemere. Ma le seguenti cose non spariscono:
  1. i finanziamenti attraverso le tasse,
  2. la frequenza obbligatoria,
  3. i punteggi dei test in calo,
  4. l'aumento percentuale dei bilanci per l'amministrazione,
  5. la certificazione degli insegnanti da parte di università accreditate,
  6. l'aumento della violenza,
  7. la noia dello studente,
  8. l'aumentato ed il consumo di droga,
  9. la sacra religione del football.

Allo stesso modo, le chiese d'Occidente sono state sottoposte a riforme dall'interno. Le nuove teologie andavano e venivano. I nuovi stili di predicazione andavano e venivano. La cosa che non se n'è andata è stata la burocratizzazione. Il miglior libro sulle pratiche clericali è The Churching of America. Gli autori mostrano che i fondi fiscali ed i favoritismi politici hanno indebolito le chiese. Quando tale finanziamento e tali favori sono cessati, non potevano più competere.

Il marchio dello status di intoccabile è la frase, "Senza [x], non sarebbe possibile...." Sì, lo sarebbe invece. E, prima o poi, lo sarà.



IL SETTORE BANCARIO CENTRALE

Ci sono più critici del settore bancario centrale oggi rispetto a quanti ce n'erano nel 2007. Ce n'erano più nel 2007 rispetto a quanti ce n'erano nel 1997. E così via, decennio dopo decennio. Vi è una crescente critica, ma non ai piani alti.

Il XX secolo è stato il secolo delle banche centrali. Quasi ogni nazione aveva una banca centrale nel 1999. Monaco no, ma è un grande casinò di gioco d'azzardo. Non ha bisogno di una banca centrale.

La banca centrale è intoccabile. Tranne che per gli economisti della Scuola Austriaca ed i Greenbacker, nessuno chiede l'abolizione delle banche centrali. Partecipare all'opposizione nei confronti della banca centrale è come domandare l'adesione alla Black Helicopters Society. (Nota: non cercate su Google "YouTube" e "black helicopters." Non visualizzate questi video, in particolare quelli sui telegiornali locali. Se parlate di questi video, la gente potrebbe concludere che vi opponete alla Federal Reserve.)

Ci sono tre posti dove non si vedono critiche alla Federal Reserve come esecutrice ed assicuratrice del cartello delle grandi banche commerciali:
  1. libri di testo a livello universitario di economia,
  2. media finanziari,
  3. Congresso.

Il Congresso è legalmente responsabile della FED. Ma deve ancora revisionare la FED, con una revisione completa delle riserve auree. Non imposta la linea di politica della FED. "Dov'è l'oro del governo?" "Nei nostri depositi." "Come facciamo a saperlo?" "Abbiate fiducia, ma non verificate."

Il Consiglio dei Governatori della FED è l'unica agenzia governativa che è giuridicamente indipendente dal governo, ed è apprezzata dagli opinion leader della nazione per questa indipendenza. Vale a dire, la FED è l'agenzia più anti-democratica nel paese. Non è solo che la politica non ha alcun controllo su di essa. Questo è operativamente vero per gran parte del governo federale, giorno per giorno. E' che, come questione di principio, coloro che proclamano la democrazia come una religione di guarigione sociale sono dalla parte di un'agenzia che presumibilmente regola le istituzioni economiche centrali del paese – le banche commerciali – la quale è a sua volta controllata dalle grandi banche.

Le volpi sono a guardia del pollaio. Le grandi banche sono state salvate. Bernanke ha promesso alle banche $16 bilioni nel 2008. Eppure, al Senato, solo il senatore indipendente Bernie Sanders si è preso la briga di sottolinearlo. Egli è la fonte di questa storia.

Qui c'è un'istituzione i cui agenti pubblici sono pagati dal governo, ma le cui 12 banche regionali sono di proprietà privata, e nessuno al Congresso sa di chi sono. Queste 12 banche regionali hanno il potere dei governi civili, eppure sono immuni dal governo civile. Nessun membro del Congresso o politico locale osa richiedere una rappresentanza pubblica nei loro consigli d'amministrazione. Non c'è altra istituzione come questa nella nazione. Eppure questa è la terza incarnazione della banca centrale Americana.

Andrew Jackson ritenne opportuno combattere la Seconda Banca degli Stati Uniti nel 1832. Vinse politicamente. Il governo rifiutò di riconseglarle lo status ufficiale nel 1836. Eppure, in ogni libro di testo che illustra questa battaglia, Jackson viene criticato per questa azione. Viene trattato come un ignorante economico. Era un ideologo del gold standard come nessun Presidente lo è mai stato, eppure viene respinto come un rappresentante del denaro fiat degli agricoltori indebitati.

Quando un'istituzione che è stata consapevolmente creata per violare la religione ufficiale della civiltà – la democrazia – ed i sacerdoti e gli accoliti di questa religione la lodano fino al cielo, potete stare certi di questo: la sua origine non era in cielo.

Leggete The Creature from Jekyll Island.



LA CRITICA DEL CONGRESSO ALLA FED

Il Sistema della Federal Reserve oggi ha nemici. Ciò è dovuto quasi interamente al membro del Congresso Ron Paul. La sua critica instancabile della FED è iniziata dalla settimana in cui prestò giuramento nel lontano Aprile del 1976. Voleva vedere la FED abolita prima che venisse eletto al Congresso. Lo vuole ancora. Ma è ancora solo al Congresso su questo tema.

Ci sono stati alcuni critici della FED al Congresso. Non avevano circoscrizioni nazionali. Non furono eletti per le loro opinioni sulla FED.

Uno di loro era Howard Buffett dell'Omaha, che aveva servito per diversi termini dal 1942 al 1952. Era un uomo a favore del gold standard. Era un sostenitore del libero mercato. Non riuscì a persuadere il Congresso. Non riuscì nemmeno a convincere suo figlio.

Nel 1943 c'erano altri due critici della FED al Congresso, quando Buffett prestò giuramento. Questi due critici erano Greenbacker. Il movimento Greenback ebbe inizio nel 1870. Queste persone sono sempre state ai margini della politica Americana. Sono sostenitori di una moneta fiat emessa dal governo federale. Presero il loro nome dalle banconote verdi emesse dall'Unione durante la Guerra Civile. Si oppongono al gold standard. Si oppongono alle banche. Si oppongono alla FED.

Un critico della FED era un membro del Congresso eletto nel Texas, Wright Patman. Odiava davvero la FED. Era un Greenbacker. Voleva che il Congresso controllasse il denaro, emettendo banconote sotto la propria autorità e non pagando alcun interesse sul debito pubblico detenuto da una banca commerciale. Venne buttato fuori dalla sua posizione di presidente della Commissione Bancaria alla Camera nel 1975. Morì quasi esattamente quando Ron Paul prestò giuramento. Patman aveva prestato servizio sin dal 1925. Divenne leggendario per una domanda diretta ad Arthur Burns, presidente della FED sotto Nixon. "Mi può dare una qualsiasi ragione per cui lei non dovrebbe stare in galera?"

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Patman ed il membro del Congresso della California Jerry Voorhis inflissero alla FED la più grande ferita mai sofferta. Riuscirono a far approvare una legge che forzava la FED a restituire la maggior parte degli interessi pagati alla stessa FED da parte del Tesoro degli Stati Uniti. Il Tesoro sin dal 1914 aveva pagato interessi alle banche di proprietà privata della FED, nonostante il fatto che la FED comprasse questi IOU con denaro fiat. Questo imbroglio fu la più grande mucca da mungere nella storia Americana dal 1914 fino alla Seconda Guerra Mondiale. Wikipedia lo commenta nel suo articolo su Voorhis.

Voorhis sosteneva l'acquisto da parte del Governo Federale dello stock nelle Banche Federal Reserve, che era posseduto dalle banche aderenti, come un modo per finanziare la spesa pubblica e per fare in modo che il Presidente Roosevelt sostenesse tale misura finché i consiglieri del Presidente non gli fecero cambiare idea. In seguito Voorhis si alleò con il futuro presidente della Commissione Bancaria della Camera Wright Patman per costringere le Banche Federal Reserve a pagare la maggior parte degli interessi che guadagnavano sui titoli federali al governo degli Stati Uniti, piuttosto che agli azionisti bancari.

Questo fu uno dei trionfi politici più importanti della logica economica sul capitalismo clientelare nella storia d'America. Ma tale storia non è nota. Non vi è alcuna monografia su come Patman e Voorhis ci riuscirono. C'è silenzio su questo evento nei libri di storia.

Voorhis era un Greenbacker che scrisse un libro su questo argomento: Out of Debt, Out of Danger. Richard Nixon lo sconfisse nelle elezioni del 1946, quando i Repubblicani ripresero il controllo sul Congresso.

Con la caduta di Patman nel 1975, l'Establishment credeva che aveva messo a tacere l'ultimo critico della FED al Congresso. Poi, un anno dopo, si presentò Ron Paul.

Anche i piani progettati più attentamente possono andare storti. . . .



QUANDO IL QE3 SI TRASFORMERA' IN INFLAZIONE DI MASSA

Ad un certo punto, la FED espanderà ancora una volta la base monetaria. Ad un certo punto, le banche commerciali inizieranno a concedere prestiti. Se non lo faranno, allora le aziende Americane non potranno mai uscire dalla flessione che ha prodotto oltre l'8% di disoccupazione ufficiale. Questa è la ripresa più debole nell'era post-Seconda Guerra Mondiale. L'iperinflazione ad hoc della base monetaria non ha portato a nulla che assomiglia ad una ripresa. Si sta camminando sul filo del rasoio.

L'economia può essere uccisa in qualsiasi momento. Si può adottare una nuova regola secondo cui tutte le riserve in eccesso detenute dalla FED saranno soggette ad una tassa del 5% annuo. Le banche ritirerebbero immediatamente le loro riserve ed inizierebbero a prestarle. Il moltiplicatore di M1 andrebbe alle stelle, e l'iperinflazione solleverebbe la sua ripugnante testa. La FED lo sa, quindi non si azzarda ad agire in questo modo. Sta cercando di cavarsela in qualche modo. Tutto ciò che deve fare è tenere duro. Ron Paul presto andrà in pensione.

Una recessione incombe, nonostante le rassicurazioni del contrario di Bernanke. La scogliera fiscale si profila per il primo Gennaio: la scadenza dei tagli fiscali di Bush. Incombe la prospettiva di un deficit annuale vicino ai $2 bilioni. La Previdenza Sociale è in deficit. L'Asia potrebbe smettere di comprare debito del Tesoro. Allora che cosa accadrà?

Inflazionare o morire.

Il termine di Bernanke come presidente termina l'ultimo giorno del Gennaio 2014. Se riesce a tenere duro fino a quella data, riuscirà a passare la patata bollente. Potrà tornare nell'ombra. Potrà rimanere nel Consiglio dei Governatori, oppure potrà tornare alla sicurezza di una cattedra di Princeton.

Ad un certo punto, il suo successore dovrà decidere: iperinflazione, o Grande Recessione III, o Grande Depressione II.

L'inflazione di massa (dal 20% al 25%) sarà una sconfitta per la FED. Ma o iperinflazione o Grande Depressione II saranno entrambe una sconfitta ancora peggiore. Eppure queste sono le scelte.

La FED tenterà riprodurre il gioco boom/bust ancora una volta. Ha funzionato per 60 anni. Ma il deficit annuale non è stato di $1.2 bilioni. La Previdenza Sociale non era in modalità deficit. I Baby Boomers non si stavano ritirando. Le banche centrali straniere non possedevano il 40% del debito pubblico.

Il successore di Bernanke non avrà lo spazio interpretativo di cui Bernanke ha goduto: quasi $2 bilioni in acquisti del debito pubblico, 2008-2011, ma con i prezzi al consumo quasi stabili.



CONCLUSIONE

Nel prossimo decennio, le banche centrali avranno i loro rispettivi momenti di verità. Saranno chiamate a salvare le economie Occidentali, dall'Europa Orientale alla Cina. La religione profondamente radicata del denaro fiat, come creatore di ricchezza e garante della stabilità, soffrirà per eventi che non sono conformi a tale confessione. Com'è vero che gli elettori del Massachusetts nel 1833 abbandonarono due secoli di chiese tradizionali, così gli elettori decideranno che le banche centrali Occidentali sono delle passività.

Potrebbero essere necessari due decenni per scalzarle, ma saranno disarcionate. Tutte le religioni che falliscono nel mantenere i propri impegni fanno sempre questa fine.

Poi sarà la volta delle scuole pubbliche.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


lunedì 23 luglio 2012

Gli allegri interventisti: L'attacco degli economisti alla vostra proprietà

«L'uomo del sistema, al contrario, tende ad essere molto saggio nella sua presunzione; e spesso è così innamorato della presunta bellezza del suo progetto ideale di governo, che non può subire il più piccolo cambiamento di una qualunque parte di esso.
Continua a volerlo stabilire completamente e in tutte le sue parti, senza alcun riguardo né ai grandi interessi né ai forti pregiudizi che possono opporvisi. Egli sembra immaginare di essere in grado di organizzare i diversi membri di una grande società con la grande facilità con cui una mano organizza i vari pezzi su una scacchiera. Egli non si rende conto che i pezzi su una scacchiera non hanno altro principio di movimento se non quello che la mano imprime su di loro; mentre, nella grande scacchiera della società umana, ogni singolo pezzo ha un principio di movimento tutto suo, del tutto diverso da quella che il legislatore potrebbe scegliere di imprimere su di esso. Se questi due principi coincidono e agiscono nella stessa direzione, il gioco della società umana andrà avanti in modo semplice e in armonia, ed è molto probabile che risulti felice e di successo.
Se sono opposti o diversi, il gioco andrà avanti miseramente, e la società dovrà essere in ogni momento nel più alto grado di disordine .»
-- Adam Smith
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di Detlev Schlichter


La scorsa settimana, il Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung (DIW), o Istituto Tedesco sulla Ricerca Economica, un think tank influente, ha proposto una soluzione ingegnosa per la crisi del debito della Zona Euro. Il governo Tedesco dovrebbe emettere una Zwangsanleihe, un bond obbligatorio che ogni Tedesco con risparmi per €250,000 o più dovrebbe essere obbligato a sottoscrivere con il 10% del suo denaro. Tali misure potrebbero aiutare lo stato Tedesco ad intascare ulteirori €230 miliardi in risorse provenienti dal settore privato per sostenere i propri impegni di salvataggio, hanno annunciato gli economisti DIW con soddisfazione apparente.

Gli economisti non erano soliti spiegare l'importanza di una chiara e giuridicamente protetta proprietà privata, dello scambio libero e volontario, e dei veri prezzi di mercato? Per spiegare come funziona il capitalismo, questi economisti dimostrarono anche i limiti ed i pericoli delle interferenze dello stato, che è la ragione per cui coloro che invece ripongono la loro fede in una forte leadership politica e nella progettazione del governo denigrano l'ordine spontaneo dei mercati liberi chiamato economia – dopo Thomas Carlyle – la "scienza triste".

Forse questa è una definizione un po' romanzata del termine "economista". Molti statalisti, socialisti e fanatici hanno inoltre adottato tale etichetta nel corso degli ultimi 300 anni. Eppure, la storia dell'economia mostra che i suoi contributi maggiori e più duraturi sono venuti da quegli scienziati sociali che hanno spiegato come l'interazione contrattuale indipendente e volontaria degli individui crei un sistema che funziona a vantaggio della società nel suo complesso, e posso essere perdonato per aver presunto – o sperato – che all'inizio del XXI secolo alcune intuizioni sarebbero state così completamente accettate che avrebbero potuto rappresentare una sorta di terreno comune di discussione civile. Sono pienamente consapevole del fatto che come economista della Scuola Austriaca mi trovo dal lato "estremo" dello spettro delle opinioni economiche, ma avevo pensato – ancora una volta ingenuamente, suppongo – che certi principi non sarebbero stati messi in discussione anche da coloro che sono felici di assegnare un ruolo più importante allo stato. Dopo tutto, nella maggior parte dei casi questi economisti ancora pretendono di essere sostenitori dell'economia di mercato, almeno in qualche definizione più ampia del termine, e data questa posizione ho dato per scontato che anche loro devono assegnare almeno una certa importanza al concetto di "proprietà privata", e che qualsiasi palese violazione della proprietà privata da parte dello stato debba come minimo fornire loro un momento di riflessione.

Beh, si potrebbe dire che se tutti questi economisti prendessero la proprietà privata molto sul serio, sarebbero già diventati degli "Austriaci", quindi forse non dovrei essere sorpreso dalla volontà degli economisti "tradizionali" di sacrificare la proprietà privata di terze parti. Ma sono sorpreso. Sorpreso per quello che sembra essere un crescente entusiasmo per soluzioni rapide di governi amichevoli che hanno poco riguardo per i principi del capitalismo e della società libera, e nessuna considerazione per le conseguenze di lungo periodo.



Niente più tristezza

Dall'inizio della "crisi finanziaria globale", o "il grande finale di partita dell'esperimento mondiale del denaro fiat", come mi piace chiamarlo, abbiamo assistito ad un allegro interventismo economico, una lotta sempre più disperata e senza vergogna da parte della burocrazia per sostenere l'insostenibile. E contemporaneamente, quello che io considero uno spostamento intellettuale tra gli economisti. Desiderosi di non essere più degli "scienziati tristi", ma politicamente rilevanti e pragmatici, gli economisti hanno rapidamente sposato politiche sempre più audaci per aiutare lo stato a sfuggire alle conseguenze di decenni di eccessi di spesa, di prestiti sconsiderati e di credito artificialmente a buon mercato. Il fine sembra giustificare i mezzi, e il fine è quello di mantenere lo status quo, a prescindere da come sia diventato stranamente sbilanciato.

Che gli economisti siano ancora sostenitori del libero mercato e difensori della giustizia della proprietà privata acquisita è un mito, almeno se si considerano gli economisti che dominano il dibattito politico. Oltre a quelli nei think tank, come quelli al DIW, ciò include economisti presso le banche centrali, il FMI, l'OCSE, e nel settore bancario nominalmente "privato" che è ormai diventato un protettorato dello stato. A nessuno piace sentir parlare di interazione spontanea, scambio volontario, e prezzi di mercato veri, ma quasi tutti sembrano amare la monetizzazione del debito ("quantitative easing"), la manipolazione dei prezzi di asset specifici ("operazione twist" o il tetto della BCE ai rendimenti dei bond sovrani), l'ingente "stimolo" alla spesa del governo, i "trasferimenti fiscali", e varie altre forme di distorsioni del mercato e di interferenze burocratiche.

Prendete la presunta bellezza della svalutazione della moneta. Trovo sorprendente come molti economisti sostengono che per la Grecia sarebbe preferibile (e di conseguenza anche per gli altri paesi) essere in grado di stampare il proprio denaro locale e svalutarlo fino al midollo. Certo, svalutando l'unità monetaria può fornire una boccata d'ossigeno all'industria dell'esportazione locale e creare un'illusione di breve durata di competitività. Questi "benefici" sono fugaci e il gruppo dei beneficiari è di piccole dimensioni. Ma la svalutazione renderà molte persone più povere. Tutti coloro che risparmiano tenendo saldi monetari nazionali vedranno diminuire il loro potere d'acquisto.

Che questo sia nell'interesse "Dei Greci" è stato ampiamente smentito dalle azioni degli stessi risparmiatori Greci. Stanno spostando i depositi nelle banche del centro della Zona Euro non solo perché preoccupati per le banche locali, ma anche nel tentativo di proteggere il potere d'acquisto dei propri risparmi, vale a dire la loro proprietà, dalla confisca attraverso l'inflazione.



Il fallimento è un'opzione

Il problema centrale della crisi attuale – in Europa e altrove – è che gli stati hanno assunto obblighi che non sono in grado di soddisfare. Lo stesso hanno fatto molte banche. In linea di principio, questo dovrebbe essere fonte di preoccupazione solo per le due parti del contratto – debitore e creditore. In definitiva, ogni soggetto può andare in bancarotta, inclusi gli stati sovrani, e non c'è bisogno di trascinare un gruppo sempre maggiore di spettatori innocenti in questa calamità. In particolare, non vi è alcuna ragione per cui uno stato fallito dovrebbe costringere i suoi cittadini ad adottare una nuova moneta. Non c'è bisogno che tutti i Greci smettano di usare l'euro dopo il fallimento del governo Greco proprio come non vi è bisogno che tutti i Californiani smettano di usare il dollaro dopo il fallimento del governo Californiano.

Ci si aspetterebbe, naturalmente, che un governo insolvente troverebbe difficile prendere in prestito di nuovo e che, pertanto, dovrebbe vivere entro i confini del proprio reddito scaturito dalla tassazione. E' proprio questo che alla classe politica e burocratica non piace – e perché le loro ancelle intellettuali, gli economisti, elaborano programmi per fare in modo che siano tutti gli altri a pagare. Impongono felicemente una tassa da inflazione su tutti i possessori del denaro in modo da permettere allo stato di indebitarsi, di spendere e di vivere sulla ricchezza confiscata, e in modo da impedire alle banche di restringersi ed ai prezzi degli asset di calare. Lo status quo deve essere protetto a tutti i costi.

Tutti questi interventi sono intrinsecamente conservatori in natura (conservano i prezzi e le strutture del boom precedente) e, senza eccezione, proteggono lo sconsiderato dalle conseguenze dei suoi errori, e puniscono il prudente. Quelli che non si fanno sedurre dal "denaro facile" durante gli anni della "bolla" e che hanno gestito le loro finanze in modo conservativo e hanno risparmiato sarebbero ora – in un vero e proprio sistema capitalistico – i beneficiari del "busto" – e quindi coloro che fornirebbero materia prima per una ripresa reale. Potrebbero acquisire gli asset "a buon mercato" se non fosse per le diverse politiche (tassi di interesse a zero, finanziamento bancario senza limiti, QE) progettate a mantenere i prezzi di tali asset a livelli artificialmente alti per il beneficio dei loro attuali proprietari, spesso le banche. Poiché ai risparmiatori viene impedito di acquistare asset a prezzi più bassi, non hanno altra scelta che restare ai margini, mantenendo depositi a risparmio in cui il loro capitale viene ridotto dai tassi reali negativi, un'altra politica progettata per proteggere le banche ed il settore pubblico dipendente dal debito.

Uno dei vantaggi di basare l'economia sulla proprietà privata è che il successo e il fallimento delle azioni possono essere (ragionevolmente) chiaramente attribuite e che la responsabilità è specifica e limitata, e non comune ed indefinita. Ciò richiede che il fallimento delle istituzioni e delle politiche devono essere chiaramente visibili e non nascoste, e che al mercato deve essere permesso di eliminare i fallimenti. Nel dibattito attuale, tuttavia, la maggior parte degli economisti sembra essere del parere che ciò che è da evitare a tutti i costi è il riconoscimento del fallimento, la liquidazione degli squilibri, e la contrazione di determinate entità, a prescindere dalla pura e semplice stupidità delle loro smisurate passività.

Inondando l'economia con nuovo denaro è un tentativo di mascherare il fallimento di varie istituzioni e delle politiche, e di socializzare gli effetti di tale fallimento. Ecco il piccolo sporco segreto della politica monetaria: La stampa illimitata di denaro fiat può essere a costo zero per le banche centrali, ma non è a costo zero per la società.



"Evviva, vogliamo eliminare il debito con l'inflazionismo!"

Ma probabilmente la situazione peggiorerà. Lo stallo attuale non sta rendendo felice nessuno. L'economia non viene purificata dalle sue allocazioni errate e non si sta nemmeno sviluppando una qualsiasi dinamica di crescita sostenibile. La frustrazione e l'impazienza sono destinate ad intensificarsi. La mia preoccupazione è che la maggior parte degli economisti dell'establishment sono ora intellettualmente preparati ad accogliere un intervento ancora più aggressivo, tra cui un super "stimolo" monetario per rompere lo stallo e cercare di "eliminare gli squilibri attraverso l'inflazionismo". Questo è l'ultimo insulto a chi crede nella proprietà privata in quanto comporta l'espropriazione delle classi risparmiatrici. Tali politiche richiedono ulteriori interventi draconiani sul mercato. Gran parte del settore "privato" dovrà essere trasformato in titolari di obbligazioni, in particolare titoli di stato. Entità altamente regolamentate, quali le banche, le assicurazioni ed i fondi pensione, sono gli ovvi candidati, e sono già in fila per questo esito. Saranno reintrodotti i controlli sui capitali. Tutto questo avrà conseguenze disastrose per l'economia. I tentativi di "elimianre il debito attraverso l'inflazionismo" sono una ricetta per l'Armageddon economico. Non portano ad un'economia equilibrata, priva di debito e sana, ma al collasso monetario totale, che tende a decimare la classe media. Che tali politiche siano ora addirittura prese in considerazione, lo trovo scioccante.

Tale risultato non è, naturalmente, inevitabile. Il nostro futuro non è predeterminato. C'è sempre la possibilità che chi è al potere sarà capace di ignorare questi economisti.

Ma forse sono solo io che mi illudo di nuovo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


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